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martedì 18 giugno 2013

Elastico per capelli: siete d'accordo con Carrie Bradshaw?


Buongiorno, carissime amiche di Fashion Art Break!


Ieri sera, dopo uno zapping frustrante, comodamente sdraiata sul mio divano bianco, ho scelto di rivedere una puntata a caso della favolosa serie di Sex and The City. Beh, a parte i look favolosi e l'ironia disarmante che riescono ad allietare le mie #seratefashioNO (chiamerò così quelle sere in cui hai voglia solo di canotta, pigiama a quadri e infradito), mi sono soffermata su un passaggio bene preciso, quello in cui Carrie riesce a capire che una donna non è newyorkese semplicemente perchè porta tra i capelli un... elastico di stoffa!
Sì, amiche mie. Li ricordate in testa alle nostre madri nel terribile decennio 80-90s, ancora oggi sopravvissuti sulla testa di qualche nonna bon ton demodé, di qualche Prof agée o di qualche sparuta turista?
Era ed è un classico: capello un po' vaporoso con frangettone o ciuffone raccolto in una coda (bassa, nel migliore dei casi); quando poi siamo davvero sfortunate, possiamo imbatterci invece in mezze code, stile fontanella, che provocano un tuffo nelle serie tv americane anni 80 e anche un tuffo al cuore, #confessiamolo!
Ebbene, dopo questa manfrina sull'old style elastico di stoffa per capelli,  vi confesso - per chi non lo avesse ancora saputo- che è tornato di moda! 
Già nella sfilata p/e 2012- 2013 di Ashish, abbiamo visto in passerella originali e divertenti elastici per capelli (glitterati, con fiocco e coloratissimi) a legare in modo disinvolto e originale grossi chignon apparentemente malfatti. Devo dire che il risultato mi è parso davvero interessante e so che lo sperimenterò presto ;-)
 Se volete osare anche voi con questo hair style decisamente vintage, allora potete dare un'occhiata alla sezione accessori di American Apparel che propone svariati elastici di diversa fantasia.
 Oppure, amiche mie, bastano scampoli di stoffa, un elastico e un po' di pazienza per farne quanti ne volete!

Buon lavoro

Besos






domenica 16 giugno 2013

Le stelle di Giovanna...



Un grazie speciale ad una signora poetica che si perde per le vie di Parigi in cerca di pietre ed ispirazioni per i suoi gioielli: Giovanna Salari di Giovy Gioie.
Per il primo giorno d'esame di Stato dei miei studenti ho indossato in un outfit un po' casual con camicia maschile azzurra, jeans skinny e sandali beige, questo paio di energici orecchini con corallo e stella dorata...

Una ventata d'estate in una tesa aula poco lontana dal mare!

Besos

sabato 4 maggio 2013

Moda, estate e fragole con...Silvian Heach!



Buon sabato pomeriggio di sole, carissime lettrici di Fashion Art Break!

Questo post è dedicato ad un Fashion Aperitif  a base di frutta e bollicine (la prova costume incombe) cui ho partecipato ieri pomeriggio.
Dove? Nel corner Silvian Heach della Rinascente in Galleria Alberto Sordi dove ad accoglierci è stato il volto della Comunicazione&Marketing del brand, Gianfranco Vitale, insieme a Miss Italia Giusy Buscemi in total look Silvian Heach.
Anche io non ho potuto non indossare, con immensa gioia, due dei tanti cadeaux firmati Silvian Heach: i sandali coloratissimi in paglia e una mini bag dal gusto vintage con chiusura dorata a scatto; il tutto ha corredato un outfit un po' retrò: camicetta con fiori stilizzati, una gonna ampia al ginocchio (entrambi acquisti di mercatino usato dal costo di 1, 50 euro caduno), smalto glicine di Essence e collana silver Accessorize
Fra scatti, prove abiti e divertenti scambi punti di vista tra bloggers, ho già puntato i miei due prossimi capi per questa estate 2013...ovviamente by Silvian Heach (poi ve li mostrerò ;-)

Un po' di fotine e... vi lascio al sole ;-)

Gianfranco Vitale


Martina D'Ermo




giovedì 2 maggio 2013

Medioera: il Festival della cultura digitale e tanto Fashion!



Carissime lettrici di Fashion Art Break,

martedì 30 maggio, insieme ad altre colleghe della Fashion Communication, ho partecipato alla serata d’apertura della quarta edizione di Medioera, il Festival di cultura digitale diretto da Massimiliano Capo che si è tenuto nella splendida e suggestiva sala Regia di Palazzo di Priori a Viterbo.
Medioera è un  momento d’incontro ed approfondimento sulle tematiche legate all’uso delle nuove tecnologie nei più diversi ambiti della vita, con lo sguardo obliquo e crossmediale di chi è abituato a leggere la rete come una struttura non gerarchica di nodi attraverso cui navigare alla ricerca di opportunità nuove, di stili contaminanti, di idee che non hanno timore di pensare in grande anche quando parlano a pochi o pochissimi.
E, ovviamente, se si parla di cultura digitale non si può ignorare quanto la moda sia un terreno fertile per ogni forma di comunicazione crossmediale, ragion per cui un momento importante di questa edizione di Medioera è stato dedicato all’universo del Fashion, messo in relazione, ovviamente, con le nuove tecnologie. 
Dopo un pink carpet di tutto rispetto, il Festival ha accolto sul suo palco fashioniste e addette del settore, idea che si è rivelata una new entry di straordinario successo (la moda ‘tira’, amiche mie!).


Durante il panel, coordinato dalla giornalista Flavia Ludovisi, il palco si è trasformato in un “salotto” in cui otto donne del settore si sono confrontate sulle trasformazioni della moda dopo l’avvento dei social e dell’esplosione di siti in rete: Cinzia Colella, esperta di comunicazione e organizzatrice di eventi di arte e moda, Alessandra Castellani, antropologa e autrice di libri di successo e docente di Fashion design, Benedetta Bruzziches, vulcanica designer di borse inimitabili (presto su Fashion Art Break pubblicherò un post proprio su di lei e sulle sue fantastiche borse!), Martina Campanella stilista, Valeria Oppenheimer, ex modella, blogger conduttrice radiofonica, Anna Oliva Durigon, la fondatrice di un sito che crea outfit per l’occasione perfetta e Tiziana Stefanelli, la vincitrice di Masterchef con le sue idee di fashion food.

Con Cabaret di Benedetta Bruzziches

Da un insieme di interventi, spesso contrastanti e spesso condivisi, il messaggio che si può estrapolare è che ‘fruire o comunicare la moda propria o degli altri’ attraverso social network o siti/blog può essere una piacevole cronistoria fatta di abiti, accessori, cibo, location e colori che qualcuno può biasimare, contestare, criticare ma che inesorabilmente affascina un po’ tutti (ah, se Facebook o Instagram potessero parlare!)
A mio avviso è importante è chiamare le cose e le persone con un nome che li rappresenti realmente: la fashion blogger dovrebbe essere in grado di raccontare la moda attraverso immagini (anche proprie) e poi parole ortograficamente corrette e che siano contenute in una struttura sintattica comprensibile. 
Quelle che millantano di curare un fashion blog (anche con migliaia di followers) e poi si limitano a scattarsi foto con sole didascalie raccapriccianti come ‘qual’ è il vostro look preferito?’ beh, quelle sono altro.



lunedì 29 aprile 2013

Quei gioielli che nascono dalle macerie di un terremoto, dalla lava del Vesuvio e dalle reti dei pescatori. Maria Benedetta Bossi.



Carissime lettrici di Fashion Art Break, 
oggi voglio parlarvi di una professionista ed artista di grande spessore. E’ difficile incontrare persone tanto eclettiche, brillanti e con un mondo meraviglioso dentro da esternare con fiumi di parole e certosini atti creativi. Sto parlando di Maria Benedetta Bossi, un architetto italo argentino che vive a lavora a Napoli e si occupa del consolidamento di edifici storici e monumentali danneggiati da sisma. 
Apparentemente un argomento lontanissimo da quello che può interessare una fashion art blogger, ma ciò che Benedetta è e ciò che fa, si riflette inevitabilmente in splendidi gioielli. Nel 2009 la nostra artista si trasferì all’Aquila per via del terremoto e in quella città dilaniata è rimasta circa tre anni.
Il suo lavoro all’Aquila si è riversato in una apprezzatissima  mostra fotografica nel Palazzo Reale di Napoli e in due pubblicazioni, una delle quali riguardante l’importante intervento di consolidamento della cupola della Basilica di San Bernardino da Siena.
Sedute a via Barberini davanti ad un caffè (con noi napoletane non poteva essere altrimenti), le ho chiesto di parlarmi del percorso che dall’architettura l’ha portata alla creazione di gioielli…


Posso dire che tutto è nato per gioco, per caso… Però le cose non accadono mai per caso (cosa di cui sono fermamente convinta) e improvvisamente, circa sette anni fa,  mi sono trovata ad esporre le mie creazioni a Napoli, prima in una piccola galleria d’arte, il Penguin Cafè, successivamente nello showroom di Poltrona Frau.
I gioielli, i bijoux, i monili, gli ornamenti in genere mi hanno sempre affascinata, vuoi per le loro strutture, vuoi per la molteplicità praticamente infinita di materiali con cui essi stessi possono essere realizzati, vuoi per le cromie di alcune pietre.  Quando poi ho “scoperto” di poter realizzare alcuni oggetti da sola non mi sono più fermata (professione da architetto permettendo). In questi anni ho prodotto cose molto diverse, ma mentirei nel dire che ho una fonte d’ispirazione ben precisa.

Ovviamente, ritrovandomi ad intervistare un’artista architetto, non ho potuto non chiedere a Benedetta se c’è una corrente artistica o un periodo storico che assurgono a sue fonti  d’ispirazione…

Sicuramente ci sono dei periodi storici e delle correnti artistiche che in qualche modo influenzano il mio lavoro, mi riferisco ad esempio al barocco, all’Art Nouveau ma allo stesso tempo l’influenza può arrivare dal mio Vesuvio, dal golfo con il suo mare dai colori sempre diversi, dalla geometria e dalle strutture. Può apparire banale, ma il viaggiare e conoscere usanze e costumi diversi dai propri, non può non stimolare la creatività. E così si attinge da ciò che è la vita comune, in tutte le sue sfaccettature, per creare oggetti nuovi. In questo modo vengono fuori abbinamenti forse azzardati, nelle forme, nei materiali, nei colori, ma che riescono a trovare una loro armonia. Ciò permette di spaziare veramente senza chiedersi o porsi limiti nell’accostare un materiale “nobile” ad un materiale “povero”.






Maria Benedetta infatti utilizza, nella creazione delle sue piccole opere d’arte indossabili, le pietre dure, il legno, le resine, il vetro, i cristalli, il feltro, le perle, l’argento, il corno e la pelle che vengono mixati sempre in mille combinazioni assolutamente diverse e uniche , rendendo molto difficile la copia pedissequa di un suo gioiello. Infatti Benedetta  ama conservare questa veste artigianale e di unicità perché ha un desiderio (proprio dei creativi) di non fermarsi ad una forma o ad una combinazione, ma di sperimentarne sempre nuove e all’avanguardia rispetto alle sue precedenti capsule collection.

Perché ogni sua collana, ogni suo bracciale, ogni suo orecchino rimanda ad un universo concettuale o reale che le appartiene o che le è appartenuto, anche solo per pochi istanti.
Un esempio di questa carica semantica che rende i suoi jewels ancora più preziosi è la riproduzione manuale dello sgretolamento di edifici e di intere esistenze in seguito al terremoto all’Aquila.
Benedetta racconta infatti che, non appena apprese la notizia tragica della sciagura aquilana attraverso news e immagini angoscianti, il suo primo istinto fu quello di prendere i suoi ‘attrezzi’ e di realizzare dei gioielli che riflettessero quella idea di sgretolamento, frammentarietà, ma anche di speranza in una ricostruzione di case e anime.
Nascono così questi esemplari in cui più pezzi (di pelle) si uniscono, pur lasciando evidente una separazione fisica: in questo modo essi sono perfettamente in grado di raccontare un messaggio di speranza che può e deve seguire la disperazione di un crollo totalizzante.




Come non mi stancherò mai di ripetere, la Moda e l’Arte trascendono le effimere tendenze che a volte si rivelano dei simulacri vuoti: esse vanno oltre. E questo Oltre è un luogo misconosciuto, ma reale, dove forma, cuore e pensiero convivono in un sussulto irresistibile.

mercoledì 17 aprile 2013

Buon compleanno, Giada!



Carissime lettrici,
questo post è dedicato ad una giovane ma già affermata stilista haute couture: Giada Curti che è riuscita a 'svecchiare' il mondo dell'Altamoda con uno stile elegante e impeccabile, ma infinitamente moderno e fresco.
La sua moda, espressione sublime del Made in Italy, ha affascinato anche realtà lontanissime come  Mosca, Dubai (e non solo) ed esprime in pieno una sintesi vincente di romanticismo e personalità.
Oggi Giada festeggia il suo compleanno e non potevo non dedicarle, in qualità di sua 'fan' e fashion blogger, un augurio su Fashion Art Break!

Se volete entrare nel suo mondo magico, basta cliccare su http://www.giadacurti.it, anche se vivere una favola respirando l'aria del suo Atelier a piazza di Spagna-Rampa Mignanelli è davvero un'esperienza indimenticabile!


lunedì 15 aprile 2013

Primi scatti (d'estate) firmati Silvian Heach!


Buon lunedì, care lettrici!
Cominciamo la giornata con un post interamente dedicato a Silvian Heach che ha riempito il mio armadio di splendidi cadeaux: bluse, vestiti, borse e naturalmente... splendide scarpe! (di cui non svelerò tutto oggi)
Venerdì scorso, presso il corner Silvian Heach della Rinascente in Galleria Alberto Sordi ho incontrato il fashionissimo ed estrosissimo Gianfranco Vitale, volto giovane della Comunicazione ed Ufficio Marketing del brand che ha offerto un prezioso servizio di image consulting agli ospiti del corner!
Ed è stato proprio lui a scegliere per me dei capi e degli accessori che rispecchiano in pieno la mia intima inclinazione al vintage e il mio amore per alcuni colori energizzanti, soprattutto in questa prima settimana di caldo, sole e mare!

Image consultant Silvian Heach Gianfranco Vitale

Fashion art Break & Fashion Files 

Ma basta scrivere: vi lascio con qualche scatto in compagnia della mia biondissima amica fashion blogger Martina D'Ermo per Fashion Files Blog!


mini dress a fiori

canotta e sandali multicolor





Ma non è finita qui... ;-)
Al prossimo post firmato SilvianHeach!

domenica 14 aprile 2013

Numbs Wellness&Spa: un Eden nella Capitale




Cosa c’è di più rilassante di un sabato trascorso in un centro Wellness?
Ebbene, care lettrici e cari lettori, ieri pomeriggio, in compagnia della mia amica fashion blogger Martina D’Ermo di Fashion Files Blog sono stata invitata al nuovo centro Numbs Wellness&Spa in Piazza Elio Callistio, nel cuore del quartiere africano di Roma. 
Per l'occasione la giovane stilista Claudia Graziano ha presentato la sua nuova collezione Primavera/ Estate 2013. Abiti che esprimono estro e creatività per uno stile italiano al di fuori dei soliti schemi con brio, audacia e charme.
Gli ospiti hanno avuto la possibilità di valorizzare il proprio look grazie ai consigli degli esperti: un hairstylist e un make up artist hanno offerto una consulenza per migliorare il proprio aspetto e la percezione di sé, mentre la massaggiatrice del centro ha fatto testare con mano i benefici delle antiche tecniche di massaggio ayurvedico per riequilibrare il corpo, la mente e lo spirito.
Il Numbs Wellness&Spa è un luogo in cui riscoprirsi al meglio tra le mani dell'hairstylist, in cui abbandonarsi ai benefici dei trattamenti estetici e ai macchinari di ultima generazione per rimodellare il corpo e tornare in forma e per sperimentare il nuovissimo VacuGym, l'apparecchiatura che combina i raggi infrarossi all'esercizio fisico per dire addio alla cellulite e al grasso localizzato.
 Niente di più utile prima di affrontare la temutissima ‘prova costume’!
Con la triade Qualità, servizio e ricettività il Nums Wellness&Spa garantisce ai suoi clienti un'attenzione a 360° che passa anche attraverso il loro benessere psicofisico e la loro immagine. 
Io ci tornerò prossimamente e vi farò sapere quale trattamento deciderò di sperimentare…
 E voi, se volete dedicarvi un momento di relax e bellezza inestimabili, passate di lì e fatemi come avete scelto di coccolare il vostro corpo e la vostra mente!



giovedì 4 aprile 2013

Silente, Caracol e Il Margutta: una triade eco chic irresistibile!


Buon pomeriggio, cari lettori e care lettrici!

Oggi voglio preannunciarvi un evento speciale di moda, food e lifestyle che io e la mia collega Cinzia abbiamo organizzato presso il Margutta RistorArte per il prossimo 7 aprile.

Durante il Green Aperitif del Margutta avrà luogo uno ‘Slow Fashion Show’ in cui ecosostenibilità e femminilità confluiranno in un unico ed innovativo concept con la presentazione della capsule collection della eco-label Silente di Francesca Iaconisi.
Gli abiti Silente sono pezzi unici, dalle forme morbide, avvolgenti e dal gusto fiabesco e romantico, studiati per una donna non convenzionale, lontana dagli schemi e dai tempi concitati della fashion addiction. Il taglio Silente accoglie il corpo e non lo costringe in pose patinate. 
Gli outfit saranno rifiniti dai bijoux d’autore di Caracol, il marchio - nonché progetto creativo - di Eleonora Battaggia: ornamenti eco-contemporanei, realizzati con materiali di riciclo o di recupero per un look fresco, originale e consapevolmente ethical chic. 
Il carattere artigianale delle loro produzioni, oltre a garantire qualità e cura dei dettagli, assicura a chi li sceglie dei capi esclusivi a ridotto impatto ambientale.






Ma c'è ancora un'altra novità...
Ebbene, le creazioni saranno indossate da splendide testimonial nel campo della comunicazione e della moda: Valeria Oppenheimer (fashion writer, conduttrice ed autrice della rubrica di Moda “Le conseguenze della Moda”, Rai WB8), Federica Pasculli (fashion editor & stylist), Martina D’Ermo (fashion blogger), Ilaria Sequino (consulente aziendale, attrice e autrice teatrale) e Carmia De Ninnis (architetto olistico, fondatrice di “Architerica”, esperta d'immagine).

E a condire il tutto con un'altra dose di raffinatezza e buon gusto sarà il Green Aperitif proposto dal Margutta RistorArte:  una location magica,  elegante ed esclusiva sita in una delle vie più poetiche della Capitale  in cui godersi un momento di puro relax, con un piacevole sottofondo musicale e di arte.



Io sarò lì, insieme ai nostri ospiti, colleghi e amici a godermi gli outifit Silente e Caracol nonché le perle gastronomiche dello 'Slow Fashion Show'.
Spero di incontrarvi in molti... anche perchè (udite, udite!) durante la serata Silente e Caracol metteranno a disposizione un piccolo cadeau per il fortunato estratto a sorte. 

Che devo dirvi ancora?!? 

Be different, be Green!

martedì 19 marzo 2013

La moda per 'donne che si amano'. Intervista senza filtri con Luigi Borbone





Carissime lettrici,
uno dei privilegi di chi fa il mio lavoro è quello di conoscere de visu artisti di grande genio e sempre più rara competenza e discutere di Arte direttamente con loro, attraverso una chiacchierata o un’intervista.
Ebbene, oggi vi parlerò di uno stilista romano che ho avuto il piacere di conoscere ed intervistare e che oramai ‘ha spiccato il volo’ oltre la Capitale seminando idee, innovazione e consensi anche all’estero.
Lui è Luigi Borbone.
Nato come studioso di architettura nonchè haute couturier, da circa sei mesi è approdato nella giungla concitata del Pret a Porter sigillando il suo esordio con la sua unconventional elegance che lo ha contraddistinto nell’Alta Moda.
Con la sua a/w 2013-2014 collection Luigi Borbone si è letteralmente superato; in un design concettuale e sperimentale che si nutre di  Art Déco, grafismo, contrasti di colore, lavorazioni laser, volumi 3D e dettagli dadaisti in ottone, la femminilità della linea Borbone riesce ad esprimersi in pieno: ironica, seducente, elegantemente fuori dalle righe.

Abiti scivolati e non strutturati si alternano a tuxedo e smoking, camicie dall’aspetto manish aggraziate da ricercatissime maniche a tulipano, a capi di pelle hard - rock e a romantici cappotti in pelliccia. I materiali sono nobili: i cady in seta comasca, le sete stampate su disegni ideati dal designer, i morbidi cachemire misti all’angora di Prato arricchiti da pellicce di Mongolia e volpi siberiane e il nuovo tessuto in jersey mixato a una percentuale di squba che dona una silhouette impeccabile grazie a un effetto “muta”. 
I colori per un inverno glamour firmato Luigi Borbone? Bianco - nero, bordeaux - burro - rosa, bronzo - verde acqua, bordeaux- nero, bianco - pasta – beige: colori ‘classici’ e, uno tempore, perfettamente compatibili con la maestosa essenzialità delle linee.

Ma adesso parliamone con lo stilista, facendoci svelare qualche segreto d’ispirazione della sua nuova collezione e della sua giovane moda pret a porter...

Luigi Borbone. Stilista, Provocatore, Sperimentatore. In quale di queste tre definizioni ti riconosci di più?
 Lo lascio definire agli altri;  non amo “attaccarmi” un’ etichetta per cadere in banalità e limiti.
Sono alla ricerca del mio stile e a livello di mercato, sono ancora un  giovane designer per potermi permettere di dire chi sono.
Posso dirti però dove tende la mia direzione creativa: mi piace creare abiti intrisi di un sottile savoir faire onirico permeato di ironico simbolismo, eleganza estrema e maestosa bellezza.

  La tua arte e il tuo stile approdano nel pret a porter. Cosa manca al mercato della moda? E cosa possono offrirgli la tua arte e il tuo estro?
  Ti ringrazio per definire il mio lavoro arte… non mi sono mai definito un artista.
Non so se al mondo della moda manchi qualcosa, quello che posso dare io è un’interpretazione personale dello stile contemporaneo letto in chiave classica.
Venendo dalla formazione sartoriale degli anni ’50, che a sua volta è stata tramandata dagli anni ’20, ricerco inevitabilmente una perfezione di tagli e vestibilità senza mai frenare la mia inventiva. Noto che più cresco più mi sento forte di poter osare! ...Visto che mi ci hai fatto pensare… spero che la società si spinga di più ad osare, usando la mia moda per comunicare qualcosa.

Hai sempre dato alle tue collezioni una impronta prettamente artistica: in questa collezione racconti una tua idea di Art Decò, dadaismo e grafismo. Credi che l'Arte sia Moda o che la Moda sia Arte? Da dove parte l'ispirazione: dalla tela o dal cartamodello?
 La moda è l’Arte contemporanea più potente che esista. E’ movimento, design e architettura in un tutt’uno.
Essa ci permette di mostrare al mondo chi siamo e probabilmente chi vorremmo essere.
L’ispirazione proviene da suggestioni, stati d’animo, film, mostre e paesaggi … E’ sia tela che modellazione.

 Come i più grandi artisti il tuo processo di creazione sembra segnato da un'ossessiva sperimentazione materica'.Cos'è per te la materia: uno strumento per realizzare le tue creazioni o il punto di partenza da cui comincia la tua creazione?
 Il mio percorso è legato alla bellezza del corpo, pertanto la materia non è altro che il mezzo per svelare tale bellezza… sono rimasto sempre attratto dalle parole di Michelangelo Buonarroti, il quale diceva “scolpisco la materia per tirare fuori l’anima e l’essenza della bellezza che c’è dentro”.

 La donna che veste la collezione a/i 2013-2014 è una donna che gioca con la sua femminilità, celandola in un look maschile, ma di straordinaria eleganza. Non possiamo non contemplare, quindi, un gioco concettuale sul concetto freudiano dell’alternanza (“inversione”) del maschile-femminile. La tua omosessualità può essere considerata la tua maggiore fonte d'ispirazione?
 Non credo che l’omosessualità mi condizioni. Piuttosto è la mia sensibilità d’individuo a spingermi a immedesimarmi nelle donne, per capire cosa mi piacerebbe indossare se fossi in loro. 
Per me la moda è travestitismo. Inoltre vengo dalla cultura degli anni ’80: tra David Bowie - seguito da tutta la mia famiglia - le mie zie e i loro stili punk, grunge, paninaro o bon ton, mia madre - che era la copia di Patty Pravo - e mio padre, attratto dai figli dei fiori… io sono un po’ il frutto di tutto ciò.

Qual è la caratteristica intellettuale/spirituale che deve avere necessariamente una donna che sceglie di vestire 'Luigi Borbone'?
Deve amare prima di tutto se stessa!!!

E una donna che ama se stessa si riconosce in mezzo a tante, senza fare rumore: le sue spalline larghe la aiutano a reggere i colpi imprevisti di un’esistenza; i pantaloni ampi sono autostrade create per percorrere sogni; i suoi abiti fluidi e non strutturati avvolgono i pensieri in un alone di mistero.
Una donna che ama se stessa e si riconosce in mezzo a tante, senza fare rumore, sa che gli abiti di Luigi Borbone possono coprire il suo corpo e la sua forza interiore ovunque: a lavoro, in un’occasione speciale o semplicemente nella vita di tutti giorni, tra le cose di tutti i giorni.
 Proprio allora, quando la città brillerà delle sue luci artificiali e il freddo pungerà dietro ai finestrini di un tram, la donna in LuigiBorbone si imprimerà nello sguardo di tutti, dea troppo umana tra asfalto, arte e bistrot.







lunedì 11 giugno 2012

Sapete che le Ballerine fecero la Rivoluzione?


Care lettrici, quando un tacco 12 s'incastra in un diabolico sanpietrino costringendoti ad assumere il portamento di un lottatore di sumo, ecco, proprio in quel momento apprezzi la carica rassicurante di una scarpa ballerina (che solitamente porto con me in borsa nelle mie traversate capitoline)
Molte sono davvero deliziose, ma sinceramente, per quanto possono esserlo, per me non conservano quella magia mistificatoria che solo un sexy Mr tacco riesce a sprigionare. (de gustibus, of course!).
Più interessante del loro utilizzo è per me la loro storia che getta le sue radici addirittura prima del 1500 quando erano un tipo di calzature prettamente maschili: comode e fastosamente decorate esse erano le preferite degli uomini di corte (che sensualità, OMG!). Ancora nella fase medievale le donne iniziarono ad usarle, con la dovuta attenzione allo status sociale di chi le metteva ai piedi... 
Eh sì, c'erano dei parametri di 'lunghezza' delle calzature a seconda del ruolo sociale: max 15, 2 cm per la gente comune; max 45, 7 cm di lunghezza per un cavaliere e max 61 cm per un barone.
Fin quando, nel 1553,  arrivò lei, la piccola Caterina de' Medici che non si accontentava di una scarpa raso terra per sposarsi con il Duca d'Orleans e volle un vero e proprio tacco, dando inizio ad un momento di auge per tacchi e stiletti femminili, ma anche maschili...
Le ballerine tornarono a ballare dopo i fumi e le ghigliottine della Rivoluzione francese, rappresentando una protesta alla spocchia volgare ed eccentrica dell'odiatissima aristocrazia.



Ma da cosa o da chi deriva il nome ballerina?

E' un appellativo attribuito a questo tipo di calzature ex post, quando negli anni '60 Rose Repetto disegnò un paio di scarpe per il figlio coreografo Roland Petit.
Ma, come da sempre accade, la fama di un abito, di un accessorio o di uno stile è sempre determinato da chi ne diventa portavoce ed icona e, nel caso delle ballerine, tre furono le 'testimonial' d'eccezione che inconsapevolmente diedero vita ad un vero e proprio must have della moda internazionale:
Brigitte Bardot , Audrey Hepburn e  Jacqueline Kennedy .






Le collezioni di marchi di calzature più o meno importanti  propongono per ogni stagione ballerine interessanti per ogni stile e per ogni gusto... attente solo, amiche mie, a non mixare queste scarpette con un abbigliamento inappropriato ad un'altezza modesta o ad un fisico un po' più rotondetto: la ballerina è comoda e  bella, ma esteticamente non sempre balla!


mercoledì 29 giugno 2011

Irene Brin: un fashion break per ricordare un mito...


Conosciamo l'impeccabile Anna Wintour, direttrice di Vogue America, la biondissima Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia... ma quante di voi hanno mai sentito parlare di Irene Brin? 
Carissime lettrici di Fashion Art Break, oggi voglio condividere con voi la poesia di questa donna, una delle più importanti giornaliste di costume e moda nonchè viaggiatrice, mercante d'arte e, soprattutto, donna di grandissimi cultura e stile.
 Lo stesso Montanelli la definì 'un camaleonte con l'intelligenza altissima di una regina': non vi sembra, infatti, voluttuosa e maestosa nel suo grande letto in stile quattrocentesco da cui  scrisse gran parte dei suoi articoli? 
E poi il suo pseudonimo:  serio nel nome greco di Irene e spiritoso e leggero nel cognome che richiama quasi ad un suono. Un po' come la sua scrittura.
Vi invito a leggere la sua biografia avvincente e vi lascio con una sua frase per solleticare la vostra curiosità , qualora ci fosse...



MODERAZIONE Assoluta, generalmente, continua. Moderate la cortesia e l’insolenza; la preparazione ed il capriccio; il trucco ed il non trucco. Moderate perfino la bontà, non diminuendola, ma mascherandola, per non offendere, con l’evidenza della superiorità vostra, la triste inferiorità altrui.
(dal DIZIONARIO di Irene Brin)