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venerdì 8 marzo 2013

C'era una volta un caffè da cui nacquero Sogni.


Buongiorno, cari lettori e care lettrici.
Stamane vorrei condividere con voi un vero fashion art break che riesco a vivere appieno ogni volta che varco la soglia del 2Periodico Cafè.
Nel cuore di Rione Monti, dove vicoli e passanti non omologati strappano scatti visivi, si nasconde questa oasi di creatività. Una casa, un laboratorio, un salotto, una comunità in cui nessuno si sente inadeguato.
Accolta da un sorriso collettivo, poggio la mia borsa su una delle poltrone e collego il mio I pad e il mio smartphone sempre scarico prima di ordinare un doppio ginseng. C'è il barattolo dei biscotti alla lavanda di fronte in cui mi specchio, una lettrice americana che ha tolto le sue dr Martens e ha incrociato le gambe sul divanetto per poggiare sulle ginocchia il suo libro e quattro stampe che parlano d'amore senza pregiudizi sopra la mia testa.


Tra comunicati stampa, telefonate e tweet, mi accorgo di aver trascorso due ore di completa e rasserenante concentrazione, senza lo stress di camerieri che ti chiedono se vuoi altro invitandoti gentilmente a lasciar libero il tavolo.
2Periodico è Altro. E quando credi che già tutto questo sia tanto in una città di banconi stracolmi dove fai a gomitate per girare il caffè, ti accorgi che quelle pareti possono darti tanto altro ancora. Basta puntare gli occhi su tavolini, su tovagliette handmade realizzate con articoli di vecchie riviste, poltroncine, poster pubblicitari anni '50,divani, lampade e fantastiche borse esposte su mensole: il tutto impreziosito da uno stile irresistibilmente Retrò!
Dietro a questo caos equilibrato e geniale di interior design e accessori ci sono due volti: quello dell'architetto Federica Luciani e quello del designer Giuseppe Iaconis, entrambi Art Directors del locale di Pier Luigi Paturzo e Pasquale Miletta.
Perchè 2Periodico non è solo un luogo originalissimo dove mangiare, leggere, lavorare o bere caffè, ma un vero e proprio 'Showroom letterario' che si fa testimone di un progetto ecosostenibile presente sul mercato dal 2002: borse e accessori sono realizzati con materiali riciclati e riutilizzati assumendo la funzione sociale di un messaggio solidale e di forte impatto grafico.


Dopo una chiacchierata piacevole con Giuseppe Iaconis, l'eclettico e geniale stilista di 2Periodico, ho cominciato inevitabilmente a divorare con lo sguardo tutte le borse che ha realizzato artigianalmente su riciclo di materiale cartaceo e plastica, sovente con inserti in pelle. 
Originalissima una borsa realizzata interamente con figurine degli anni 70, un'altra ancora con il packaging di prodotti Findus, poi ancora con santini religiosi e pagine poeticamente 'strappate' a vecchie riviste di moda...
Ma la borsa interamente realizzata con spartiti musicali è quella che mi seduce in un solo colpo d'occhio, un po' perché si abbina perfettamente alla chiave di violino tatuata dietro alla mia nuca e al mio amore per il pentagramma, un po' perché credo sia una perfetta sintesi di linguaggio e sostanza dell' espressione artistica.


 Ma parlare di arte quando la si può toccare, sorseggiare e osservare è ingiusto e riduttivo, così vi  vi invito a leggere il mio prossimo post seduti beatamente su una delle poltroncine del 2Periodico a Via Leonina  (a breve il Cafè raddoppierà lo spazio con una stanza segreta)  per poi visitare lo showroom/ fashion factory SPAZIOPERIODICO di Giuseppe Iaconis e Alessandra Di Pofi a via Palermo, 41. 
Non ne uscirete sicuramente annoiati. La creatività vi si attaccherà addosso, come un alone indelebile. 
E amabilissimo.









sabato 19 gennaio 2013

Il caffè è democratico? Cosa si nasconde dentro una tazza.



Cari lettori, quanti di voi , almeno una volta nella loro vita, hanno corteggiato un sogno o un progetto davanti ad una tazza di caffè? Quanti di voi, almeno una volta al giorno, non hanno invitato collega, amico, partner (o sperato tale) a prenderne uno? Parliamo del caffè, bevanda ordinaria che non è consumata per dissetare, ma per svegliare la mente, per ‘preparare la bocca’ alla sigaretta,  mantenere la concentrazione e per incontrarsi. 
In Italia cominciò ad essere consumato  all’inizio del Seicento, poi in Francia fino a diffondersi in tutta Europa attraverso veri e propri centri di degustazione. Ma subito questa bevanda nera e amarognola cominciò ad assurgere a connotativo sociale: insieme al tabacco, contraddistingueva lo status benestante della borghesia europea emergente, soprattutto inglese, olandese e francese dove la bevanda diventava  un antidoto all’ozio e alla pigrizia provocate dall’alcool; in queste nazioni si sviluppò una vera e propria poetica sul  caffè,  destinata a divenire già nel Settecento una intramontabile moda.

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La bottega del caffè o  il Caffè era considerata uno spazio di civiltà, un’isola di sana e raffinata socializzazione da contrapporsi alla turpitudine delle bettole popolari: l’atmosfera era sobria e tranquilla, pregna di disquisizioni politiche, scientifiche, filosofiche  e letterarie. 
Ma cosa è rimasto dei vecchi  Caffè settecenteschi?
 Lo stile è cambiato, la componente fortemente erudita ed intellettuale è svanita con l’ andare dei secoli, ma quella magica associazione del caffè con la chiacchiera riesce a sopravvivere vittoriosa. Prendiamo un caffè? E’ la frase- tipo che introduce  un chiarimento,  una conoscenza, una pausa dalla concitata struttura del quotidiano.

Renoir 208x256 Lintramontabile moda del coffee break

E se si ha sempre meno tempo per fermarsi  ed indugiare, davanti ad una tazzina si corre anche il rischio di perdere una mezz’ora della propria giornata sedendo ad un tavolino e lasciandosi andare al vizio della conversazione. Il caffè, oggi come ieri, è un’occasione, un pretesto di socializzazione per quasi tutti :  anche se divide la popolazione nelle sue varie declinazioni di consumo (c’è chi lo beve  amaro, chi zuccherato, chi macchiato, chi corretto, chi lungo, chi all’americana), esso può considerarsi tuttavia uno dei pochi ‘vizi’ democratici che possiamo concederci: veloce, dietetico e soprattutto…economico!     
 Mi piace pensare che sia anche ‘artistico’ il momento di  siesta che il caffè comunemente rappresenta, in casa o in un qualsiasi bar di sorta: un esempio intramontabile è il dipinto di Pierre Auguste Renoir del 1879 Alla fine della colazione , in cui è rappresentato quel preciso istante che segue il consumo del caffè: due donne elegantemente abbigliate si abbandonano ad un sorriso compiaciuto davanti a due tazze raffinate, mentre l’uomo che le accompagna china su un lato il capo per accendere la sua sigaretta. 
Com’era  nel metafisico scenario del 1879, così è nella ressa verbale e temporale di oggi: una pausa e un sorriso si ritrovano nel  tintinnìo di una tazza che tocca il fondo del suo piattino.