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martedì 18 giugno 2013

Elastico per capelli: siete d'accordo con Carrie Bradshaw?


Buongiorno, carissime amiche di Fashion Art Break!


Ieri sera, dopo uno zapping frustrante, comodamente sdraiata sul mio divano bianco, ho scelto di rivedere una puntata a caso della favolosa serie di Sex and The City. Beh, a parte i look favolosi e l'ironia disarmante che riescono ad allietare le mie #seratefashioNO (chiamerò così quelle sere in cui hai voglia solo di canotta, pigiama a quadri e infradito), mi sono soffermata su un passaggio bene preciso, quello in cui Carrie riesce a capire che una donna non è newyorkese semplicemente perchè porta tra i capelli un... elastico di stoffa!
Sì, amiche mie. Li ricordate in testa alle nostre madri nel terribile decennio 80-90s, ancora oggi sopravvissuti sulla testa di qualche nonna bon ton demodé, di qualche Prof agée o di qualche sparuta turista?
Era ed è un classico: capello un po' vaporoso con frangettone o ciuffone raccolto in una coda (bassa, nel migliore dei casi); quando poi siamo davvero sfortunate, possiamo imbatterci invece in mezze code, stile fontanella, che provocano un tuffo nelle serie tv americane anni 80 e anche un tuffo al cuore, #confessiamolo!
Ebbene, dopo questa manfrina sull'old style elastico di stoffa per capelli,  vi confesso - per chi non lo avesse ancora saputo- che è tornato di moda! 
Già nella sfilata p/e 2012- 2013 di Ashish, abbiamo visto in passerella originali e divertenti elastici per capelli (glitterati, con fiocco e coloratissimi) a legare in modo disinvolto e originale grossi chignon apparentemente malfatti. Devo dire che il risultato mi è parso davvero interessante e so che lo sperimenterò presto ;-)
 Se volete osare anche voi con questo hair style decisamente vintage, allora potete dare un'occhiata alla sezione accessori di American Apparel che propone svariati elastici di diversa fantasia.
 Oppure, amiche mie, bastano scampoli di stoffa, un elastico e un po' di pazienza per farne quanti ne volete!

Buon lavoro

Besos






domenica 16 giugno 2013

Pronte per una New Shopping Experience?



Buona domenica, carissime lettrici di Fashion Art Break!

Pronte per una settimana di estate e glamour? Allora segnate in agenda questo appuntamento..
Dal 20 al 24 giugno A pochi passi dal Pantheon, in via dei Montecatini 1, il provocatore stilista romano Luigi Borbone inaugura la sua prima Temporary Boutique: il regno della creatività dello stilista, tra moda, opere d'arte e design.

Nella boutique, 200 metri quadrati dedicati alla vendita delle collezioni pret-à –porter (primavera estate 2013 e autunno inverno 2013/14) e dei bijoux, sarà anche disponibile un servizio di bellezza: le clienti che acquisteranno un capo potranno avvalersi del tocco di un coiffeur o di un make up artist, per una serata romana all’insegna del glamour.

L’opening di “The New Shopping Experience” sarà giovedì 20 giugno alle ore 19.30 con un défilé di presentazione delle collezioni in vendita.

Io ci vado. E voi?
Besos :-)









lunedì 10 giugno 2013

I nemici delle Fashion Blogger


Care lettrici e cari lettori di Fashion Art Break,

questo post nasce da una riflessione che chi, come me, si muove nell'ambito della comunicazione moda sul web si è ritrovata (nolente o volente) a fare.
Bene, oramai il web pullula di blogger, nella fattispecie fashion blogger, che con stile e linguaggio differente cercano di interpretare e scrivere di moda nel modo più personale (sempre più rare) e libero possibile, scavalcando quelle barriere castali che proteggono l'editoria cartacea da ingressi e curricula di comuni mortali. Almeno questo dovrebbe essere. Se poi queste blogger si rivelano un esercito di vallette semianalfabete che non scrivono più nulla e si vendono professionalmente al miglior offerente, questo è ben altra cosa. Io credo che essere testimonial o portavoce di un marchio, di un artigiano o di un creativo in cui si crede e in cui ci si riconosce non sia sbagliato, anzi: sono convinta che possa essere anche uno strumento di coesione , sinergia e collaborazione tra emergenti validi di questo settore. Quando invece questa condivisione di stile si trasforma in sudditanza, ecco che il Patrono dei Blogger, qualora dovesse esistere in qualche religione del Web, risulta oggetto di atroci blasfemie.
Ma ritorniamo al mondo delle fashion blogger non contaminate da reticenza e deformazione dell'informazione moda.
Esse, me compresa, si avvalgono dei social network per fidelizzare i propri followers e pubblicizzare, senza costo, il proprio blog nell'oceano mediatico del web.
Per fare questo, oltre a linkare i propri articoli su Facebook e Twitter, spesso fruiscono in uno degli strumenti più importanti nel marketing: lo storytelling. Questo termine inglese significa raccontare storie influenzanti ed è una vera e propria metodologia e disciplina usata soprattutto nelle imprese, nella politica, nell’economia per promuovere delle idee, dei valori o dei prodotti.
Ecco, nel caso delle fashion blogger il prodotto non è solo il proprio blog, ma anche il proprio stile che inevitabilmente si riflette in ciò che si scrive o che si sceglie di scrivere tra mille idee, stilisti e tendenze.
Così il nostro profilo Facebook, Instgram e Pinterest sono stracolmi di foto inerenti ai nostri outifit, alle nostre uscite, alla nostra routine, alle nostre passioni e alle nostre abitudini alimentari. Più sono divertenti, poetiche e suggestive e più gli amici o conoscenti seguono con interesse, anche se s'imbattono per caso in qualche foto.
Tuttavia è proprio questo continuo postare che spesso, per ragioni misteriose, crea del malcontento tra i propri amici virtuali e non. C'è chi lo vede come narcisismo (e ha ragione), chi come ostentazione, chi come fissazione e chi come espressione di superficialità.
A loro vorrei dare un antidoto a questo prurito e a questa indignazione: spegnete fb e leggete qualche libro in più oppure bloccate la persona in questione o ancora nascondete i suoi post. Facebook vi consente di gestire le vostre ansie e i vostri problemi di sopportazione in tutti i modi possibili, dai più indolori a quelli più eclatanti.
Ma forse sbirciare qua e là e tenersi aggiornati sugli ultimi spostamenti di una fashion blogger non è poi tanto drammatico e può portare un po' di colore nelle vostre vite stracolme di uva inarrivabile.

Bacetti


sabato 8 giugno 2013

La voce di IAMAlina seduce il Teatro Quirino


Care lettrici di Fashion Art Break,

ieri sera, presso il Teatro Quirino, ha avuto luogo il concerto di un'artista musicale emergente: Iamalina, energica cantante di origine italo rumena. Iamalina scrive ed interpreta la sua musica, cantando sia in inglese che in rumeno; portando sul palco del Quirino  non solo la sua voce contenuta con forza e originalità nel suo album  “Alina” ma anche la presenza di 11 musicisti internazionali, dove culture diverse si sono confrontate e fuse in un atmosfera unica supportata da  grandi effetti scenici.
Sicuramente un’artista che ha dimostrato di meritare tutto l’entusiasmo del pubblico, per la sua tenacia e  la sua bravura nel rendere ammaliante ciò che interpreta.
Tutto fa pensare che presto la rivedremo nello scenario musicale italiano, emblema di una cultura che ha scelto di fondersi nel cosmopolitismo in un connubio irresistibile.


venerdì 7 giugno 2013

Armani boccia Milano ed esalta Roma. Perchè?



Caro Giorgino, sono d'accordo: ma anziché fare campagna elettorale per Alemanno, perché non ti trasferisci a Roma e cerchi di risollevare la moda capitolina da questo squallore?

Ecco una parte dell'articolo de  La Repubblica

Voi cosa ne pensate?



«Diciamolo: Roma è più pulita di Milano». A sorpresa Giorgio Armani lancia una frecciata sulla mancanza di decoro e pulizia del capoluogo lombardo, che in quanto «capitale della moda» dovrebbe curare con grande attenzione la sua immagine. Ma per il guru della moda in questo match Roma ha la meglio: «È decisamente piu pulita». E così boccia sonoramente Milano, dove i graffiti imperversano e le insegne al neon sono «invadenti e di cattivo gusto». Armani ha pronunciato il verdetto proprio a Roma, da via Condotti, dove ha inaugurato la sua boutique di tre piani e nella notte, all’Eur, ha organizzato una memorabile sfilata.

Per rincarare la dose lo stilista aggiunge: «Mi piacerebbe venire più spesso a Roma, una delle città più belle al mondo, ma non lo faccio perché poi aumenta il mio dispiacere di tornare a Milano e vedere com’è ridotta». I romani gongolano per i giudizi positivi espressi da Re Giorgio sul «lindore» di Roma, ma chiedono anche di sapere cosa non vada nella capitale meneghina. E lui racconta: «A Milano i graffiti sono ovunque, sui muri dei palazzi, sui portoni, nulla è risparmiato. Basta andare lungo i Navigli per rendersi conto di quanto siano invasivi». Armani salva l’arte dei writers, ma non chi imbratta le facciate. Ce n’è anche per le scritte al neon, «sempre più grandi e vistose», usate come insegne dei negozi o per la pubblicità. Una deriva estetica che lo stilista vorrebbe che sia arginata: «Fosse per me toglierei tutto». Come dire: Milano non è città da neon, merita più rispetto. (...)


Una borsa di Dafne per il mio prossimo viaggio!


Pazze per le borse?

Care lettrici di Fashion Art Break, allora oggi vi parlo di un evento interamente dedicato a questo nostro amatissime e irrinunciabili accessorio. “Le Signorine di Via Barberini” mi hanno infatti  invitata a scoprire le “Borse di Dafne” presso lo show room della fashion designer Dafne Taverna, in via Pio Foà 23, Roma dove le invitate hanno potuto incontrarsi, confrontarsi e scegliere qualcosa di nuovo per la bella stagione accolte in questo luminoso Atelier.
Dafne è una promettente designer romana che dal 200 decide di intraprendere la strada della moda e dell'imprenditoria creando il marchio "Le borse di Dafne". Mettendo a frutto le nozioni apprese in un corso di taglio e cucito precedentemente frequentato per hobby, trasforma le idee su carta in capi confezionati
Borse dalle linee morbide, capienti, accattivanti. Declinate in vari colori e materiali. Modelli in pelle, in canvas di lino, in camoscio e in alcantara a più combinazioni cromatiche. Maniacale la scelta di zip, chiusure, pendenti, in argento per il modello “Cico”, tasche interne, scomparti utili e discreti, moschettoni e minuterie metalliche di pregio. Abiti in maglina dalla trama delicata, dai volumi ampi o che seguono la silhouette, geniali foulard ad anello double face, accompagnati ad innumerevoli cintine  in cuoio con borchie e scintillanti dettagli in oro e argento.
Accessori uomo, utili per il viaggio ed il tempo libero. Ogni creazione può essere indossata  sino a tre varianti  a seconda delle varie esigenze della giornata: la stessa borsa la si può infatti portare a mano, a spalla o a tracolla grazie alla sua versatilità …
Prestigio, eleganza e praticità sono i tre aggettivi che rappresentano il marchio “Le borse di Dafne”, un esempio dell’eccellenza dell’artigianato Made in Italy caratterizzato da uno stile originale, estremamente femminile e mai eccessivo che contempla le molteplici necessità della donna contemporanea.  



 "Per vedere le immagini delle collezioni e gli ultimi aggiornamenti visitare il link di seguito: "Le Borse di Dafne" | Facebook   oppure visitare il sito  www.leborsedidafne.it"



sabato 1 giugno 2013

Gusto,arte e glam all' Opening Dinner "Barcaccia" in Piazza di Spagna



Carissime amiche di Fashion Art Break,

come vi avevo preannunciato sulla pagina fb di FashionArtBreak, ieri sera sono stata invitata ad una serata tres chic per celebrare il grande ritorno di una delle location più prestigiose di Roma, il ristorante "Barcaccia". In piena Piazza di Spagna con un'impareggiabile vista sulla scalinata di Trinità dei Monti, "Barcaccia" si ripropone ai suoi ospiti completamente rinnovata negli spazi, senza alterare in nessun modo il fascino del luogo, strettamente legato alla storia della Capitale.
Insieme ad un red carpet di tutto rispetto formato da giornalisti della moda (e non solo),  figure istituzionali, artisti e personaggi dello spettacolo, a rendere la serata speciale è stato il percorso enogastronomico che ha condotto i nostri palati alla scoperta dei sapori tradizionali rivisitati dallo Chef Roberto Agostini.
Immaginate una buongustaia come me quanto abbia gradito questo connubio di eleganza e sapore!


Ad accompagnare questo Gran Gala dinner è stata la mostra fotografica "Ieri, oggi e domani...ROMA" curata dal fotografo Giorgio De Camillis che ci ha mostrato quattro lenti attraverso cui guardare Roma: arte, musica, cinema e moda nonché la presenza della "Casa Internazionale delle Donne" che ha ricevuto  un contributo dal Ristorante "Barcaccia" per finanziare il progetto "No More!", la Convenzione contro la violenza maschile sulle donne –femminicidio.
Ma adesso parliamo di look…
Costretta a tenere ancora serbati nell’armadio i miei vestiti più colorati ed estivi per questo meteo irritante, ieri sera ho optato per un elegante total black, con qualche riflesso scintillante silver  .
Pantaloni gessati, maglia con ampio scollo sulla schiena, tacco 12 , bracciali e orecchini chandelier by Ottaviani Jewels, tracolla vintage nera che è uno splendido cadeau di Vintachic Roma e smalto Essence silver glitterato. Ovviamente sono ritornata, dopo un po’ di tempo, al mio grasso grosso chignon ;-)
Care amiche di Fashion Art Break, sperando di postarvi un  prossimo articolo con un outfit leggerissimo  e coloratissimo, vi invito a fare una capatina al Ristorante “Barcaccia” , ideale per il lunch, per l'aperitivo e per una cena romantica o di lavoro. 
Un locale storico che riscopre il suo lustro nel design e nel cibo...senza alterare la tradizione!






venerdì 31 maggio 2013

Il silenzio della Turchia. La mia esperienza di viaggio.


Carissime lettrici di Fashion Art Break,

nei giorni scorsi avrete sicuramente sentito parlare della Convenzione di Istanbul che rappresenta il primo strumento di diritto internazionale legalmente vincolante che «crea un quadro giuridico di riferimento completo per combattere la violenza contro le donne», focalizzando la sua attenzione sulla prevenzione della violenza domestica, la protezione delle vittime e la persecuzione dei rei. 
Ebbene, anche  se la Convenzione non sarà esecutiva fino a quando non sarà firmata da almeno dieci Stati di cui otto devono essere membri del Consiglio d’Europa, è una esigenza che se ne parli, se non altro per dimostrare a tante vittime silenti che il mondo è almeno consapevole della loro esistenza.
Se anche nella emancipata (?) Italia esiste una percentuale raccapricciante di violenza sulle donne e di femminicidio, nella splendida terra di cui Istanbul è capitale  la condizione reale delle donne presso l'istituzione della famiglia non ha previsto uguaglianza adeguata fra gli uomini e le donne. Ancora oggi, il marito è il capo della famiglia indiscusso e prevaricatore.
Generalizzare sia nella demonizzazione che nella idealizzazione è sempre un'operazione fallace, tuttavia oggi voglio raccontarvi alcuni sprazzi della mia esperienza in Turchia che mi ha lasciato dentro un segno forte, scatenando una serie di riflessioni e rigurgiti femministi.
La Turchia è una terra bellissima e solo in parte per la sua carica estetica.
La sua forza è nel misticismo che s'insinua tra i lembi di nuvole al tramonto, nei richiami alla preghiera che si levano dai minareti, tra le polveri delle spezie, nel lezzo di alcuni mercati popolari e nello sguardo schivo dei passanti.
Scesa dalla nave col mio vestitino a fiori blu, presi un taxi a Izmir e cominciai a comunicare (Dio sa solo come) con il tassista che conosceva 3 parole d'italiano e mezza d'inglese. 
Tra gesti e sguardi lui capì che avrei voluto visitare una moschea. Quella più piccola e  più indifesa dall'assalto dei turisti. Fu così che mi ritrovai davanti a donne col capo coperto da foulard che mi invitarono a coprire i piedi e il capo con indumenti salvifici che avevano lì a disposizione. 


L'odore era quasi nauseabondo, lo ammetto. Eppure per me fu un privilegio entrare nel loro silenzio e lasciarmi trascinare, inconsapevole, da preghiere incomprensibili per lingua e silenzio. Lì pregai il mio Dio, come non avevo fatto mai in una chiesa cattolica e aspettai che la luce esterna filtrasse nella moschea fino ai miei occhi prima di alzarmi e uscire fuori per lanciarmi nel caos.
La tappa successiva sarebbe stata il mercato di Izmir: poco coreografico, tanto popolare.
Accesi la mia sigaretta con disinvoltura, mentre il tassista mi seguiva, da cicerone, consapevole di un guadagno extra. Camminavo e non vedevo donne, se non venditrici avvolte in stoffe nere. Di uomini, invece, ce n'erano a iosa. Alcuni oziavano su sedie di plastica tra i sentieri del mercato, altri ancora vendevano ninnoli, spezie, cozze e grossi taralli irresistibili.


I loro sguardi erano fissi su di me, ma cominciai ad accorgermene dopo un po' di tempo. Quando guardai il tassista/cicerone per chiedergli, con un solo cenno, il motivo di quell'interesse cupo, lui mi indico le spalle e la sigaretta. Avevo sfidato il loro pudore. Li avevo offesi e, cosa ancor peggiore, avevo offeso le poche donne che subivano la mia vista.
Buttai la sigaretta e, un po' stranita, continuai a fare il mio shopping, innamorata di ciotole dipinte a mano,  sciarpe, pantaloni ampi, lampade e spezie. 
Poi, afflitta dal caldo e dalla sete, chiesi al cicerone turco dove poter bere una birra ghiacciata. Lui non rispose. Lo chiesi ancora, non risparmiandomi in gesti e goffe traduzioni inglesi. Lui non rispose. Al mio terzo tentativo prese il suo smartphone, scrisse una frase e lasciò che il traduttore elettronico me la consegnasse comprensibile in un divertente italiano. In realtà di divertente non c'era proprio nulla. Ancora un'altra mia gaffe. Ancora una mia onta alla loro cultura.
 Non è buono che una donna bere birra. 
Messaggio ricevuto.
Non ho mai avuto consapevolezza di essere una donna come quel giorno.






lunedì 13 maggio 2013

Ma come ti vesti, Prof?


Carissime lettrici di Fashion Art Break,

oggi voglio parlarvi del look di una categoria professionale che ogni giorno, con più o meno difficoltà, si approccia alle nuove generazioni: quella delle Prof.
Come le mie followers più fedeli sapranno, io, oltre alla mia attività di blogger, svolgo anche l'arduo compito di insegnare Lettere, dimenandomi tra una subordinata oggettiva, D'Annunzio e Cavour.
Proprio in virtù di questo ho potuto conoscere da insider il mondo delle professoresse, soprattutto di lettere, studiandone caratteristiche didattiche ed.. estetiche!
E qui casca l'asino...
Facendo un discorso generalizzato con le sue dovute eccezioni, ne esce fuori un quadro piuttosto inquietante: gonne, Hogan e camicie sbiadite; jeans sabbiati o pieni di ricami improponibili, magliette in acrilico e sandali ortopedici e tante borse con orsacchiotti e dio solo sa cos'altro ancora.
E'vero che la sobrietà e la poca sensualità sono caratteristiche fondamentali -soprattutto se si tratta di giovani insegnanti- per conservare un certo decoro anche agli occhi di ragazze e ragazzini che ti prendono come modello o come istituzione, ma si può essere anche fashion con un look disimpegnato o classico, corredato da qualche accessorio un po' più colorato e divertente che smorzi l'immagine della maestrina che sa di naftalina.
Un paio di jeans, una t shirt e una giacca con un adeguato paio di sandali, un paio di pantaloni comodi con camicia, cintura in cuoio e maxi bag oppure un vestito sobrio e ballerine con un paio di orecchini o una collana potrebbero renderci professionali e fashion, anche in una seriosa aula docenti.

Perchè parlare di look in un contesto che dà giustamente importanza alla sostanza e alla cultura?


In primis perchè bisogna sfatare il falso luogo comune che una donna di spessore intellettuale debba essere necessariamente 'sciatta' e ' inguardabile'; in secundis perchè abbiamo a che fare con giovani che hanno il dovere di rispettare il ruolo dell'insegnante, ma che lo sentono sempre più lontano dal proprio mondo.
Sarà perchè ho 28 anni e una grande voglia di insegnare, sarà perchè la mia deformazione da fashion blogger non può non condizionarmi, ma io vivo questa professione cercando costantemente di proporre me e il mio mondo conoscitivo nel modo più allettante possibile, magari raccontando la storia dei libri suddividendola in puntate di un telefilm o divertendo i miei alunni con una sfilza di abusati 'ma anche no'. E' proprio allora che  il loro sguardo, soprattutto dei più 'riluttanti', si allontana dalla parete o da un diario pieno di scritte di protesta e di amore e si fissano su di me, riconoscendo che Garibaldi e Saba non sono poi così antichi come sembra.
In fondo la cultura è fashion. Perchè una prof non potrebbe esserlo? ;-)



sabato 4 maggio 2013

Moda, estate e fragole con...Silvian Heach!



Buon sabato pomeriggio di sole, carissime lettrici di Fashion Art Break!

Questo post è dedicato ad un Fashion Aperitif  a base di frutta e bollicine (la prova costume incombe) cui ho partecipato ieri pomeriggio.
Dove? Nel corner Silvian Heach della Rinascente in Galleria Alberto Sordi dove ad accoglierci è stato il volto della Comunicazione&Marketing del brand, Gianfranco Vitale, insieme a Miss Italia Giusy Buscemi in total look Silvian Heach.
Anche io non ho potuto non indossare, con immensa gioia, due dei tanti cadeaux firmati Silvian Heach: i sandali coloratissimi in paglia e una mini bag dal gusto vintage con chiusura dorata a scatto; il tutto ha corredato un outfit un po' retrò: camicetta con fiori stilizzati, una gonna ampia al ginocchio (entrambi acquisti di mercatino usato dal costo di 1, 50 euro caduno), smalto glicine di Essence e collana silver Accessorize
Fra scatti, prove abiti e divertenti scambi punti di vista tra bloggers, ho già puntato i miei due prossimi capi per questa estate 2013...ovviamente by Silvian Heach (poi ve li mostrerò ;-)

Un po' di fotine e... vi lascio al sole ;-)

Gianfranco Vitale


Martina D'Ermo




venerdì 19 aprile 2013

'Vestiti di stile' con I MURR!


Carissime lettrici,

oggi vi racconto di un pomeriggio romano trascorso con I Murr, i famosi coniugi esperti di Image Consulting che hanno presentato in questa tappa a Roma il loro libro 'Vestiti con stile' presso la Wonderfool Spa a via dei Banchi Nuovi, un concept store del benessere e dello stile unico nel suo genere!
A moderare l'incontro è stata Maria Elena Capitanio, fashion editor, ufficio stampa e docente di fashion communication allo Ied, mentre il Dj set è stato curato da Floriana Serani, designer e fashion blogger.
Ma veniamo al libro...Edito da Kowalski, 'Vestiti con stile' riassume la ormai ventennale esperienza di Antonio e Roberta Murr: un manuale che insegna come migliorare e sapersi valorizzare. Ma anche come guardare “con occhi diversi” a se stesse e al proprio guardaroba. Un libro che fa avverare il sogno di ogni donna: avere un proprio personal stylist sempre a portata di mano!

Non esistono donne brutte ma solo donne pigre usava ripetere Elizabeth Arden, una che di bellezza e stile decisamente se ne intendeva. Facendo loro questa massima, Roberta e Antonio Murr, famosissimi ed eclettici esperti di tendenze e di moda, ci svelano i loro segreti per conquistare classe e bellezza.
L’obiettivo del tour, oltre a promuovere il libro, sarà quello di diffondere un messaggio di bellezza autentica che parte da dentro per manifestarsi poi fuori: è l’outfit, insieme ad un hairstyling appropriato ed un make up che enfatizzi il viso, che fanno il monaco... Grazie ai consigli di Antonio e Roberta, ma anche grazie all’utilizzo dei prodotti giusti, vestiti, accessori, trucco,ecc, ogni donna può scoprire la propria bellezza ed ottenere risultati “magici”.


Inseparabili e insostituibili compagni di viaggio di Antonio e Roberta sono state le valigie Samsonite della linea “Cosmolite”, ultra leggere, resistenti e dalle forme accattivanti, i prodotti Testanera, preziosi alleati per l’hair care quotidiano e gli hairstyles impeccabili di Roberta. Ai suoi piedi, poi, accessorio immancabile  le scarpe della collezione Spring 2013 “Precious Woman” di Greymer, brand Made in Italy dal sapore new chic. Entrambi i coniugi MURR, amanti da sempre di borse e clutch, si porteranno in tour le borse di Savas Milano, frutto della creatività del designer svedese Rasmus Ringberg, che unisce ad un mood essenziale, minimalista e elegante, tipicamente nordico, la qualità della manifattura italiana.


Ogni donna ama essere coccolata con una guida di esperti che possa insegnarle, passo dopo passo, come valorizzarsi e apparire elegante e sicura di sè in ogni contesto. Io personalmente credo che l'aspetto fondamentale che ogni donna e ogni uomo ancora in cerca del proprio stile debbano sempre tener presente è  la sensazione di benessere e di agio che un outfit può garantirci.
'Sentirsi bene nei propri pann'i non significa essere alla moda, ma utilizzarla per comunicare al mondo quello che siamo. A volte, basta anche solo un accessorio per raccontare un universo intero che ci portiamo dentro.


martedì 16 aprile 2013

Tutti venderebbero l'anima al diavolo (che veste Prada)


Buongiorno, care lettrici!

Stamane non posso non dedicare un post al film che ieri ha tenuto incollate alla Tv, per l'ennesima volta, tutto il popolo delle fashion addicted e non solo: Il diavolo veste Prada.

Il film di David Frankel, oramai 'vecchio' di sette anni e tratto dall'omonimo romanzo chick lit di Lauren Weisberger, racconta l'esperienza di Andrea Sachs, una neo-laureata in cerca di lavoro, appena arrivata a New York col sogno di diventare giornalista (ah, quante affinità!) per poi ritrovarsi nelle vesti (costosissime) dell'assistente di Miranda Priestly, l'algida direttrice della prestigiosa rivista di moda Runway.
La valanga di commenti facebook, hashtag e tweet (tra quelli di tendenza del giorno c'è infatti #ildiavolovesteprada) dimostra quanto  questo mondo diabolico della moda che ruota attorno a diktat e si regge su vertiginose Manolo Blahnik, in realtà riesca ad affascinare tutti: chi sta cercando di farsi spazio in questo mondo, chi già ha lo abita da tempo e chi ha scelto di restarne fuori criticandone la superficialità.
In fondo, al di là di verità inopinabili come l'esaltazione della magrezza estrema o  il sistema castale delle più importanti riviste di moda, credo di condividere in pieno alcune 'demistificazioni' che il film ci propone.
E a tal proposito non posso non citare la scena del 'maglioncino ceruleo' della miscredente Andy che la direttrice di Runway, dopo un excursus dettagliato* sulle gonne cerulee di Oscar de la Renta, dimostra essere perfettamente il frutto di una tendenza che la moda aveva dettato qualche anno prima.

Nessuno può sottrarsi alla moda. Anche chi sceglie di aprire l'armadio e indossare un abito a caso: dalle passerelle ogni singolo capo o accessorio scende giù giù fino ad arrivare al banco del mercato, seppur con un costo e una qualità nettamente inferiori.
La fashion addiction è una dipendenza e ci scaraventa nel calderone dell'omologazione; la moda è altro. E' l'arte dei libri e della strada che si raccontano attraverso un abito (o un accessorio) che qualcuno sceglie per noi, ma che noi scegliamo quando, come e con cosa indossare.
E chi declassa la Moda a' iperuranio del superfluo' cominciasse a constatare quanto sia già inesorabilmente parte di questo mondo, negli abiti, nel cibo, nella tecnologia, nei luoghi e nella comunicazione che ogni giorno 'sceglie di scegliere'.

* <Oh, ma certo, ho capito: tu pensi che questo non abbia nulla a che vedere con te. Tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso, ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo, e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent se non sbaglio a proporre delle giacche militari color ceruleo> (cit. Miranda ne 'Il diavolo veste Prada')

lunedì 15 aprile 2013

Primi scatti (d'estate) firmati Silvian Heach!


Buon lunedì, care lettrici!
Cominciamo la giornata con un post interamente dedicato a Silvian Heach che ha riempito il mio armadio di splendidi cadeaux: bluse, vestiti, borse e naturalmente... splendide scarpe! (di cui non svelerò tutto oggi)
Venerdì scorso, presso il corner Silvian Heach della Rinascente in Galleria Alberto Sordi ho incontrato il fashionissimo ed estrosissimo Gianfranco Vitale, volto giovane della Comunicazione ed Ufficio Marketing del brand che ha offerto un prezioso servizio di image consulting agli ospiti del corner!
Ed è stato proprio lui a scegliere per me dei capi e degli accessori che rispecchiano in pieno la mia intima inclinazione al vintage e il mio amore per alcuni colori energizzanti, soprattutto in questa prima settimana di caldo, sole e mare!

Image consultant Silvian Heach Gianfranco Vitale

Fashion art Break & Fashion Files 

Ma basta scrivere: vi lascio con qualche scatto in compagnia della mia biondissima amica fashion blogger Martina D'Ermo per Fashion Files Blog!


mini dress a fiori

canotta e sandali multicolor





Ma non è finita qui... ;-)
Al prossimo post firmato SilvianHeach!

venerdì 12 aprile 2013

E se Carosello tornasse?








 'E dopo Carosello...tutti a nanna!'

Fino ad oggi di quell'appuntamento imperdibile della televisione italiana era rimasta solo una frase, come un'esortazione nostalgica e poetica.
Ma un'ondata artistica di reinterpretazione innovativa di un piccolo mito domestico e nazionale della cultura del Bel Paese ha travolto con ironia ed estro la bella Roma, con epicentro nella suggestiva strada capitolina Via Margutta presso l'omonimo RistorArte Margutta, oramai sempre più fervente e consolidato salotto artistico e culturale che offre una piazza illustre anche a nuovi volti della creatività.
 Proprio ieri sera infatti, presso questa location d'eccezione, ho preso parte al Vernissage della Collettiva d'Arte  'Carosello insegna' , curata da Francesca Barbi Marinetti: un omaggio che gli artisti Alessandro Baronio, Elena Boccoli, Brivido Pop, Marco Colletti, Ornella Flora Curatolo, Stefano Mezzaroma, Licinia Mirabelli, Pierino Pastore, Gerry Turano, dedicano al fantastico mondo di Carosello. 


Ma cos'era  Carosello?
Fu l’appuntamento serale per un’intera generazione di famiglie italiane.Veniva trasmesso quotidianamente dalle 20:50 alle 21:00 e consisteva in una serie di filmati (spesso sketch comici sullo stile del teatro leggero o intermezzi musicali) seguiti da messaggi pubblicitari. Il record di telespettatori raggiunto dai dieci minuti di pubblicità che la RAI mandò in onda per vent’anni dal 1957, dopo il tiggì della sera, fu in linea con il boom economico degli anni cinquanta: molti prodotti – lavatrice, televisore o utilitaria - non erano accessori di benessere ma mezzi che cambiavano la vita. 
E' proprio in questi sketch, cari lettori, che nascono personaggi che sono entrati nella nostra fantasia e nella nostra cultura collettiva: chi di voi non conosce Calimero e Carmencita?
 Ebbene, ecco che le loro storielle molto semplici che precedevano il vero e proprio messaggio pubblicitario, divenivano più importanti e 'famose' del prodotto stesso







Quanto erano lontani dal bombardamento pubblicitario (spesso violento e di cattivo gusto) che siamo costretti a subire davanti ai nostri televisori all'avanguardia!
Dietro a quella semplicità e spesso 'frugalità' tematica, c'era l'arte di chi sapeva stupire senza effetti speciali; basti dire che alla realizzazione di Carosello parteciparono in veste di registi nomi illustri come Luciano Emmer (che ne è considerato l'inventore), Luigi Magni, Gillo Pontecorvo, Ermanno Olmi, Sergio Leone, Pupi Avati, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, e attori come Totò, Erminio Macario, Gilberto Govi, Vittorio Gassman, Dario Fo, Mina, Ernesto Calindri, Nino Manfredi, Gino Bramieri, Virna Lisi, Raimondo Vianello, Gino Cervi, Eduardo De Filippo, persino star internazionali quali Fernandel e Jerry Lewis.

Ma ritorniamo alla mostra collettiva 'Carosello Insegna' che il RistorArte Margutta ospiterà fino al 20 maggio...
Nove artisti, seppur con stili assolutamente eterogenei, hanno saputo rievocare il mito del Carosello con modernità ed innovazione disarmanti, lontane da uno sterile e legato rimpianto di un'epoca d'oro, ma perfettamente coerenti con l'essenza di questa 'filosofia favolistica' e pur sempre commerciale. Le opere degli artisti in mostra allestiscono pertanto un percorso di riflessione estetico, spesso giocoso ed ironico, sulle icone della comunicazione e della pubblicità, senza dimenticare gli aspetti positivi del Carosello che ha dato alla creatività un ruolo da protagonista nel lancio dell’economia del Paese negli anni passati  nonchè ad un ripensamento del senso che ha assunto il prodotto, prolificato e scartato, in un mondo che chiama a gran voce su tematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile.
 E voi? Cosa sapete o cosa ricordate del Carosello?

Intanto vi lascio con qualche 'chicca' della mostra... non perdete questa occasione di arte, tradizione e poesia!






martedì 9 aprile 2013

Echi Eco chic!

Carissimi lettori,
ecco a voi un post in cui vi racconterò con immagini lo 'Slow Fashion Show' con Silente e Caracol al RistoraArte Margutta. L'aperitivo eco chic ha riscosso un grande successo grazie alla bellezza del concept e delle creazioni delle due designer Francesca Iaconisi ed Eleonora Battaggia, alla proprietaria del Margutta Tina Vannini, al direttore creativo Isabelle Grabau e naturalmente alla presenza di tutti voi, cari lettori e  di tanti altri amici e colleghi giornalisti, fashion bloggers e stilisti...

Cominciamo dalle foto del fitting che ha avuto luogo presso il" B&B Gelsomino"di Stefania Taruffi, una incantevole Maison de charme a due passi da San Pietro. Abiti incantevoli e fiabeschi, bijoux d'autore coloratissimi, caffè e poltrone, ninnoli e atmosfera poeticamente retrò del B&B e sono volate ben quattro ore  di adrenalina pura...







Il momento concitato del Make Up si è svolto nel backstage del Margutta. 
Iolanda Clementino con la sua assistente Emanuela di Dio  insieme alla eclettica beauty blogger ('Beauty a portar via) Simona Aversa hanno curato il Make Up delle cinque testimonial di eccezione che hanno indossato gli outfit Silente&Caracol: Ilaria Sequino (consulente aziendale e attrice teatrale), Martina D'Ermo (fashion blogger per Fashion Files), Federica Pasculli (fashion stylist), Valeria Oppenheimer (conduttrice e autrice de 'Le conseguenze della moda') e Carmia De Ninnis (architetto olistico di Architerica).





E poi... eccoci nel pieno dello Slow Fashion Show!

foto di Massimiliano Capo

foto di Massimiliano Capo

foto di Javier Salgado

foto di Javier Salgado

foto di Javier Salgado

foto di Javier Salgado

Un ringraziamento speciale alla mia socia e collega Cinzia Colella e... al prossimo evento di SC#communication!

Be different, be green!!!