lunedì 28 gennaio 2013

I dieci comandamenti di Altaroma Altamoda. Voi quali aggiungereste?

<Sfilata di Nino Lettieri. Comoda nella mia terza fila, vedendo una signora anzianotta e affardellata, mi offro di cederle il posto, benchè tra agenda e fotocamera, star seduta mi sarebbe stato davvero comodo. Comunque, dicevo... Faccio per alzarmi e farla sedere quando lei, impettita e risentita, mi risponde: " No, grazie. Io ho la prima fila". Cosa c'è di strano in questo insulso aneddoto? Beh, la signora, non avendo realmente un posto assegnato in prima fila (ma sognandolo, probabilmente) si è accontentata di restare in piedi per tutta la sfilata con pellicciotto e borsoni che le cadevano da mano. >

Carissimi,
dopo questo stato di facebook in cui raccontavo un insulso aneddoto inerente a questo appuntamento invernale di Altaroma,  Dario Styling, un mio amico stylist/blogger, mi ha suggerito simpaticamente di scrivere i 10 comandamenti di Altaroma AltaModa.

Eccolo accontentato, sperando di essere stata sufficientemente sarcastica.
Voi potete commentare, aggiungere o contestare, ovviamente!



I DIECI COMADAMENTI (di AltaRoma, AltaModa)

1) Credi di essere quella che non sei

2) Se durante un evento o una sfilata incontri qualcuno che conosci e con cui hai preso, magari, anche un caffè... NON salutarlo: gli spettri di Santo Spirito in Sassia potrebbero vendicarsi.

3) Se ti viene assegnato lo standing, considerati ufficialmente giustificato a sacrificare qualche vittima per questa grande onta subita e abbandona immediatamente la sala: meglio non farsi vedere senza una seduta.

4) Continua a fissare tutti quei vippazzi che spesso, insieme ad autorità istituzionali o giornalistiche, occupano le prime file: è importante che loro si sentano osservati. Se davvero avete buon cuore, fotografateli anche: li renderete le persone più felici del mondo.

5)Quando ti avvicini ad un fashion cocktail pre o post sfilata, non mostrare apertamente tutta la tua gioia nel vedere ortaggi ed erba sul banchetto: faresti la figura del morto di fame.

6) Dite almeno una ventina di volte a tutte le befane rifatte o agghindate che incontrate: 'Ma quanto stai bene. Ti trovo un incanto': forse decideranno di risparmiarvi uno sgambetto.

7)Ascoltate sorridendo e annuendo alle minchiate che pseudo giornalisti o bloggers vendono per grandi critiche di addetti ai lavori, quando fino a ieri hanno scritto : 'qual'è il tuo sognio?' e nel frattempo pensate che l'Apocalissi prima o poi arriverà.

8)Non chiedete giammai a questi stessi personaggi insulsi di farvi fare una foto vicino allo stilista o al personaggio che tanto amate: ne uscirete con la testa tagliata e la bocca spalancata così quella foto sarà inutilizzabile.

9) ????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

10)????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

Mancano due comandamenti... beh, di amici e conoscenti che hanno partecipato ad Altaroma Altamoda ne ho abbastanza e di lettori fedeli (anche se non addetti ai lavori) anche.

Aspetto pertanto due impeccabili frecciatine  :-)

La passerella di Stella Jean nasce tra i sentieri del mondo.



Carissimi lettori, 
quello che state leggendo non è un articolo, ma una vera e propria dichiarazione d'amore alla Moda di Stella Jean. Da quando ho assistito per la prima volta ad una sua sfilata ho compreso che difficilmente mi sarei liberata da questa totale assuefazione cromatica, figurale e concettuale: ogni qualvolta assisto ad un defilè della stilista ho la percezione di compiere un viaggio che dura venti minuti circa, lasso di tempo in cui  posso ascoltare le sue favole cosmopolite di stoffa e pietre.

In questo appuntamento invernale di Altaroma Stella Jean inserisce nella sua collezione anche outifit maschili, scegliendo di aprire la sfilata proprio con un abito che Lorenzo Jovanotti ha voluto indossare nel video ufficiale di 'Tensione evolutiva'.
 E'  un visionario ed ideale itinerario esplorativo quello che conduce Stella Jean alla creazione di questa collezione autunno/inverno 2013/2014. Un percorso di ricerca che attraversa i continenti, partendo dall’ossimoro volontario delle fantasie lineari e delle strutture sartoriali europee, visitando i luoghi della cultura amerindia, per spingersi poi verso le coste d’Africa e per perdersi infine nello sterminato deserto del Gobi.  Pesanti e caratteristici jacquard andini avvolgono novelle e inconsapevoli paladine della salvaguardia delle civiltà pre-colombiane, la cui femminilità viene esaltata dalle gonne arricciate in vita. I lunghi e morbidi cappotti foderati di (eco) pelliccia di ispirazione Navaho ci accompagnano nella lunga traversata transoceanica che riconduce alle coste africane tanto amate dalla stilista, per accendere l’inverno con gli esuberanti colori delle tradizionali stoffe wax. Peculiari cappelli di aristocratico e mannish sapore britannico, come la bombetta, sono abbinati ai foulards dai colori vibranti portati dalle signore delle Ande. Il viaggio continua alle volte dell’Asia e delle sconfinate distese del deserto del Gobi: il contatto con le culture mongole ispira i tagli asimmetrici delle camicie e dei caban, mentre suggestive sovrapposizioni di stoffe giocano con i diversi pesi dei colori. Il risultato è una perfetta mappatura estetica, in cui la steppa diviene fonte di una sensibilissima raffinatezza e di un magistrale equilibrismo cromatico.
Anche i bijoux testimoniano l’esplorazione dei confini geoculturali: l’accostamento degli elaborati capolavori dell’oreficeria pre-industriale delle comunità amerindie e della raffinata gioielleria dei coloni europei, rappresenta il tentativo di realizzare una contro- colonizzazione estetica in cui
emergano, pur senza contaminazione e rischio di fusione, i tratti distintivi delle differenti civiltà.
Una collezione che persegue l’audace intento di raggiungere una comunione di ricchezze culturali e di costumi, al fine di sintetizzare e superare passaggi storici talvolta non facili. Le radici e le tradizioni extraeuropee hanno resistito ad ogni tentativo di distruzione e, nel loro corso evolutivo,
rappresentano una fonte inesauribile di ispirazione, pronte ad insegnare all’Occidente i propri colori e sfaccettature, imparando a propria volta a conoscere e ad amare le forme europee. 
La collezione FW 2013 2014 vuole dunque ribadire che le uniche frontiere invalicabili sono quelle della mente, la  quale racchiude in sé lo spazio necessario per accogliere e conoscere tutte le civiltà del mondo. Una visione che, letta in chiave estetica, si traduce in una capacità e in una chance di abbinamento totale e trasversale.

Vi lascio viaggiare tra le coste d'Africa e il deserto dl Gobi con degli abiti che ho selezionatoper voi
 ( e scegliere è stato davvero difficile)


abito indossato da Lorenzo Jovanotti









domenica 27 gennaio 2013

'Monstera' di Nino Lettieri: vestirsi di foglie e salvaguardare l'ecosistema diventano la nuova moda



Cari lettori,
ieri pomeriggio, presso il Complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia, l'elegantissimo couturier Nino Lettieri ha presentato la sua collezione p/e 2013 "Monstera", che prende nome e ispirazione dalla forma e dal verde intenso della foglia Monstera, pianta della foresta pluviale amazzonica.
Infatti, cari lettori, quello ideato per il Calendario AltaRoma gennaio 2013 è un progetto stilistico che intende essere anche un monito per la salvaguardia e la tutela dell’ecosistema più ricco al mondo di biodiversità.
Questo intento di sensibilizzazione ed impegno in senso ambientalistico si traduce in passerella con una donna moderna, dinamica e intenta a scoprire nuovi mondi, disposta a vestirsi di colori e forme della natura. Il catwalk si è illuminato di trenta outfits realizzati a mano, dalle linee essenziali, fluttuanti al vento della foresta, grazie alla morbidezza e alla leggerezza di tessuti come lo chiffon, l’organza e il raso satin
La "Monstera" quindi, grazie all'estro di Nino Lettieri diventa segno di riconoscimento e simbolo dell’estate 2013 della sua Maison, proposta e ricamata con grandi paillettes sui preziosissimi e sartoriali abiti da sera, presentati anche in bianco candido e total black, colori non colori, tanto amati dallo stilista partenopeo.
La silhouette della "Monstera" si ritrova anche sui sandali realizzati da Luigi Iovino, ideati  in raso di seta e paillette, ottenuta con una particolare tecnica di lavorazione a laser nonchè sugli estrosi bijoux, creati per l’appuntamento romano da Wood&Co.: foglie nere, bianche e trasparenti, pure sculture in plexiglas, e impreziosite da pietre Swarovski.
E ancora piccole e grandi 'Monstere' ricamate sulla candida e trasparente campana di organza  dell'abito da Sposa, che ha concluso con eleganza una collezione che conferma un nome rispettabile della haute couture italiana. 

Perchè Nino Lettieri non ha bisogno di 'urlare' una moda futuristica o di 'contemplare' una moda tradizionale: lui stupisce con sofisticatezza e limpidezza, così come saluta, nella sua essenziale mise total black, gli spettatori della sua nuova vincente collezione.

Ecco a voi gli altri abiti che ho selezionato per voi...










'Neo Couture Collection' di Natasha Pavluchenko: il vento dell'Est nel cuore di Roma.



Buongiorno, cari lettori.

Con una grande tazza di caffè davanti, oggi vi racconto la 'Neo Couture Collection' della designer  Natasha Pavluchenko, presentata  nelle suggestive stanze di Palazzo Ferrajolicon il Patrocinio Onorario dell’Ambasciata della Repubblica della Polonia a Roma,
Dopo un cocktail time a base di carote, finocchi e bollicine, hanno cominciato a sfilare le eteree modelle  di N.P., dando vita ad "abiti che riflettono la varietà delle culture slave”, come afferma con orgoglio la stilista di origine bielorussa, polacca ed ucraina.
 Diplomata all’Istituto di Scienze Moderne in Fashion Design, Natasha inizia la sua carriera da fashion designer nel 1999  ricevendo numerosi Awards, ma senza mai rinunciare al suo animo eclettico di  scultrice e soprattutto pittrice.

 Tendenzialmente ispirata al Deco anni ’20, questa collezione “Neo Couture” di N.P. garantisce un mix perfetto tra le origini storiche della designer , la sua arte e il fascino esercitato su di lei dal classicismo imperante di Roma. La filosofia della collezione “Neo Couture” è infatti basata sulla fusione di tessuti tradizionali e moderni, come lana, cashmere, seta, mussola, lawn flessibile e tessuti di maglia lavorati a mano, permettendo una combinazione di  stoffe di diversi pesi e strutture. I colori di questa collezione vanno dal nero, al grigio all’ecru, al rosa cipria e al beige. 

Essenzialità, rigore, austerità: i corpi asciutti e gli sguardi severi delle modelle, uniti alle linee decise della collezione, sono state un vincente ossimoro con le calde, avvolgenti e morbide acconciature e con lo sfarzo e l'opulenza semantica del Palazzo che ci ospitava, come se, in questa crisi di idee e risorse, gli abiti stessi fossero un monito, una ribellione silente, una preghiera.













sabato 26 gennaio 2013

'Self Portraits' di Emanuele Gatto: la carica semantica di un corpo.




Self-portraits di Emanuele Gatto


A cura di Matteo Saccavino
Performance con Valerio Sirna
Inaugurazione sabato 26 gennaio, ore 19,30 presso Makemake

Dal 26 gennaio all’1 febbraio 2013

Cari lettori, benché sia iniziata la settimana dell'Altamoda a Roma, non mi esimo dal parlarvi anche di altri eventi capitolini impregnati di seduzione artistica. Uno di questi è la mostra personale di Emanuele Gatto, che stasera presenterà, presso lo spazio Makemake in via del Boschetto, le opere della serie SELF-PORTRAITS, una variazione sul tema dell'autoritratto in cui il corpo ricopre il ruolo di protagonista
Di questo artista già vi ho scritto lo scorso anno, in occasione del debutto sulla scena romana del progetto THROUGH ESPERIMENTI a cui lavora con la giovane stilista di Silente, Francesca Iaconisi, straordinaria interprete dello slow fashion.

Le opere della serie SELF- PORTRAITS sono il risultato di una sperimentazione finalizzata alla messa a punto di una personale tecnica di realizzazione che ha visto Emanuele Gatto tralasciare l'utilizzo dei consueti strumenti del mestiere a favore del proprio corpo.

A metà tra action painting e body art, il giovane artista conforma il processo creativo in una vera e propria azione pittrice che proietta sulla tela l'immagine reale del corpo attraverso il contatto, reso visibile e durevole dall'interposizione del colore. L'impressione della pelle sul supporto suggella un legame di identità fisica che, venendo rielaborato da una serie di gesti formativi, ritrova la sua verità nella filosofia dell'opera. I colori prendono vita sulla pelle e ne riproducono sulla tela le porosità e le caratteristiche eterogenee, offrendone la rappresentazione al gioco delle successive rielaborazioni. 

E' ancora un corpo a dominare la performance di apertura che l’artista ha ideato per il vernissage: al cospetto delle tele, esso si veste di solo colore riaffermando la propria centralità nella creazione dell’opera. Il corpo è di Valerio Sirna (1988), performer che vanta già importanti collaborazioni quali: Ricci-Forte (2009, 2010, 2011), il gruppo Mutua Imago (2011), Giorgio Rossi per L'Arezzo Wave (2012), il marchio Area (Paris Fashion Week 2012).Una videoinstallazione, in cui frammenti di vita metropolitana si associano alle immagini del processo creativo, completa il percorso della mostra. 


Siete curiosi di conoscere lo sperimentalismo suadente di questo artista? Io, stasera, passerò al Makemake, sicura che, come sempre, la sua arte sarà in grado di conquistarmi o perlomeno stupirmi.




venerdì 25 gennaio 2013

'Fashion&Chips' di Giampaolo Atzeni: la Donna, L'Eros e le suggestioni di un travolgente Pop Metafisico


 

Buongiorno, cari lettori!
Oggi voglio palarvi di  Fashion e Chips, la mostra d'arte di Giampaolo Atzeni, inaugurata ieri al Margutta RistorArte che la accoglierà fino al 17 Febbraio 2013. 
Questa mostra è un' indagine estetica tradotta in arte, un Pop metafisico in cui elementi classici si vestono di esotismo in un elegante surrealismo che fa dichiaratamente il verso alla Pop Art, avendo come maestri di riferimento Klee, Kandinski eMatisse. 
Il figurativo di Atzeni ha origine nello studio del puro colore e delle forme astratte. Sono le campiture compatte, spalmate uniformemente sia sugli sfondi sia sugli elementi in primo piano, che fanno da prime protagoniste. Colori uniformi che catturano e distendono lo sguardo ancor prima delle forme rassicuranti e giocosamente enigmatiche di un ambiente ordinato e familiarmente esotico, che stranamente mette il visitatore a proprio agio. E familiari, anzi fashion, sono i cicli pittorici su cui Atzeni ama intrattenersi.

'Poltrone labbra' che accolgono lo strascico di un abito pitonesco poco coprente di una signora dalla testa corona ne Il Bacio. L’architetto è visto come una dea Kalì dalle molte braccia, molte gambe, molte bocche, e dagli arti interscambiabili. Poi borse, compassi, forbici, scarpe, formano nell’insieme una geografia variegata dell’accessorio, oggetto spesso parzialmente antropomorfo.
Sono quadri, questi, pregni di simbologie decorative da leggere come un rebus.
Atzeni è sempre in viaggio e gli elementi che caratterizzano gli scenari architettonici o paesaggistici delle sue opere, sono oggetti che abitano indifferentemente dentro e fuori. Cupole che fanno da soprammobili - come ne La grande abbuffata, omaggio al film cult di Marco Ferreri – o navi che approdano su mari avventurosi ma casalinghi di tappeti prolifici di pesci – come ne Il viaggio di Ulisse. È una pittura che ambisce a sconfinare oltre lo spazio circoscritto delle tele che per la maggior parte non vogliono essere chiuse da cornice.



Atzeni offre un ruolo di primo piano ai propri amuleti dell’immaginario. Il pesce, ad esempio, è un simbolo onnipresente. È la citazione dei pesci rossi di Matisse, ma al contempo un richiamo all’eros, se non ad una dimensione sacra che si ossigena con quella profana, in un intreccio dalle valenze simboliche senza rumore. Una convivenza pacata e agiata nella raffigurazione di un mondo d’indagine creativa ludico, lussuoso e necessariamente distaccato.
L’ispirazione stessa dichiaratamente afferma il proprio diritto a ritagliarsi un proprio spazio/tempo. Essa è rappresentata da un altro elemento reiterato con dolce prepotenza in ogni opera: la spina libera, pronta ad essere inserita ma in questo frangente volutamente staccata. La valenza è quella di un avviso: preparatevi al viaggio, sciogliete le catene, lasciatevi trasportare, abbiate rispetto per la libertà creativa che non vuole confini tra esterno ed interno, che fa dialogare mondi e stili differenti in armonia.
Del ciclo pittorico dedicato ad Eva, in mostra vi è Eva mangia la mela. Le opere di Atzeni sono abitate da un universo femminile. Atzeni ama le donne e ama la componente femminile da cui fiorisce la sua creatività. Eva mangiando la mela si affranca dal rischio di un eterno ruolo di giardiniera dell’Eden. Le suggestioni dell’Eden perduto se le porta dentro. Queste attecchiscono nell’anima producendo curiosità, voglia di conoscenza, desiderio di varcare sempre altri confini, nonché il piacere.

A tutti i miei lettori che non subiscono la moda ma la ricercano nelle variegate espressioni artistiche consolidate nella tradizione o d'avanguardia, consiglio di passare al Margutta RistorArte... Per avere l'occasione di conoscere questo nome promettente dell'arte e magari assaporando un impeccabile Green Aperitif  del Margutta!

Ovviamente aspetto i vostri commenti sulla mostra!






mercoledì 23 gennaio 2013

'Origo' di Giuliana Mancinelli Bonafaccia: una collezione di gioielli per una donna decisa...





Buongiorno, cari lettori!
Oggi parleremo ancora di gioielli, il non plus ultra, quando son 'giusti', di un outfit perfetto...
Nella fattispecie,questo post è interamente dedicato ad ORIGO, una linea di gioielli schietta che guarda direttamente alle origini: questa collezione è stata realizzata dalla designer Giuliana Mancinelli Bonafaccia e presentata durante AltaRoma AltaModa nel calendario degli eventi collaterali.
Lo stile inconfondibile della giovane designer, ormai una presenza fissa nel calendario della moda
romana, è esaltato dall’utilizzo dei codici estetici che caratterizzano le sue collezioni, condensandosi in un nuovo linguaggio. Il risultato è una sintesi perfetta del processo creativo, che si concretizza in una linea di pezzi basici e dalle strutture semplificate, adatti a essere indossati tutti i giorni.



Scarabei, piramidi, frecce e borchie, tutti in argento bagnato nel rutenio nero, legano il loro corpus simbolico alla pelle e al cuoio intrecciato, materiali che confermano la scelta di raccogliere
l’eredità delle precedenti collezioni, Anamorphosis e Radiolarian, amplificandone l’eco di un
attento lavoro di ricerca stilistica, integrale, privo di effetti scenici e tuttavia destabilizzante. La
selezione dei colori avvalora questo approccio sintetico nello sviluppo di una palette
caratterizzante: nero, cuoio naturale, bronzo, giallo e turchese, proposti su materiali alternativi
quali la pelle stampata effetto razza.
E così i bracciali unisex, singoli o doppi, in pelle intrecciata nelle tonalità del nero e naturale, si arricchiscono di scarabei e punte a freccia, gli orecchini nascono come spine sui lobi delle orecchie, mentre gemelli a piramide in argento si affacciano sui polsini delle camicie.
Piramidi sbocciano anche su anelli e orecchini, scarabei rinoceronte fanno invece capolino su eleganti collane doppie in pelle, nelle tonalità bronzo, giallo e turchese, e si abbinano a esclusivi bracciali, singoli o doppi.

A due passi da piazza Navona, la boutique Presqu*Ile Design Store, isola di stile, moda e design nel cuore di Roma, sarà cornice di sperimentazione: la presentazione di ORIGO avverrà attraverso una istallazione geometrica, ispirata al lavoro dell’artista James Turrell e caratterizzata da giochi di
colori, mentre performance sonore saranno il sottofondo ideale di un raffinato cocktail party.

Fashion Break,come sempre, ci sarà! Intanto date un'occhiata a qualche gioiello delle sue collezioni precedenti che ho selezionato per voi donne dai gusti sicuramente più che decisi!

Orecchin


Anello

Cintura


Anello