giovedì 3 novembre 2011

Quell'abito che vive un giorno solo...



Care amiche lettrici, ognuna di noi, per gioco, fantasia o progettualità ha pensato al giorno del proprio matrimonio almeno una volta nella vita… Al matrimonio di due cuori in una capanna con un sacco di juta addosso e un pasto al fast food non  crede più nessuno: ‘sposarsi’ significa ancora il coronamento di un amore, ma anche una concitata scelta di invitati, menu, intrattenimento musicale, addobbo floreale, bomboniere, confetti, damigelle, testimoni e, soprattutto dell’ Abito nuziale!...Sacra veste per la quale immoliamo i nostri risparmi, consapevoli che potremo indossarlo un giorno soltanto. Ma è il giorno in cui i riflettori sono più che mai puntati sul nostro look (anche se non siamo Kate Middleton) e in quel giorno lì ci sarebbe perdonato sbagliare anche nella scelta del marito… ma dell’abito nuziale, amiche mie, proprio no ;)
Un vestito da sposa è l’armatura di una donna per difendersi, almeno per un giorno, dalla realtà e abbandonarsi a quel ‘tempo senza ore’ del sogno. Con un abito da sposa che diventa simbolo di un evento irripetibile, si possono persino giustificare quella vanità e quel sano egocentrismo principesco che spesso ci sforziamo a tenere a bada per non sembrare isteriche e frivole civette…
L’abito nuziale, più di tutti gli abiti che compongono l’intero guardaroba di una donna, è lo specchio della personalità femminile: quel giorno lì, quando gli occhi di vipere, amiche e zitelle si schiantano senza pudore sulla sposa, la donna che avanza lentamente all’altare non vuole semplicemente essere ciò che è, ma anche e soprattutto ciò che ha sempre voluto essere.
L’abito  così diventa strumento di un rito di demistificazione, la possibilità di scegliersi un momento di piacere estetico per celebrare la purezza di un sentimento.



Il percorso che porta una promessa sposa a scegliere ed acquistare il proprio vestito non può essere spiegato semplicemente come uno speciale momento di shopping: le voci del popolo femminile già convolato a nozze racconta che quando una donna indossa l’abito giusto (per lei), sente dentro un fremito inspiegabile che immobilizza tutti gli arti, ma che scioglie il cuore in un pianto delicatissimo.
È come se la femminilità schiudesse i suoi petali rivelandosi in uno splendore commovente che sfugge dai meccanismi della seduzione  per celebrare una bellezza autentica, improvvisamente ritrovata, anche se non è 
mai stata né posseduta nè perduta.


L’abito nuziale, amiche mie, è una fiaba di stoffa che nelle sue pieghe, nelle sue cuciture, nelle sue eventuali applicazioni racconta una storia, ordinaria o stra-ordinaria che sia: la storia di un amore di coppia e di un percorso personalissimo che si dimena tra emozioni, paure, tentennamenti, decisioni, responsabilità e speranze.  Dietro ogni abito c’è un microcosmo da esplorare: una donna si denuda, vestendosi e confessa le sue attitudini e le sue speranze che non sempre ha avuto il coraggio di confessare.



lunedì 24 ottobre 2011

Attraverso lo specchio: Narcisismo, Erotismo, Fragilità.


Ci guardiamo allo specchio continuamente. Quando ci sciacquiamo il viso disfatto dal sonno, quando ci trucchiamo e vestiamo, quando ripetiamo la lezione del giorno dopo, quando ci carichiamo per un discorso d'amore o di odio, quando guardiamo noi stesse e un paio di scarpe nella vetrina di un negozio...
Eh sì, lo specchio è sempre associato ad un'attenzione verso la parte più caduca di noi stessi,ovvero il corpo e per questo diviene simbolo di vanità e lussuria. E' l'inganno dei sensi, il desiderio di contemplare la propria immagine, compiacendosi o di rifiutarla, intristendoci.
Eppure..quante poche volte in realtà ci specchiamo?
Quante poche volte lasciamo che la nostra immagine riposi aldilà di quel vetro per avere il tempo necessario di riflettersi e riflettere un istante del nostro cuore? Ieri sera mi è capitato di specchiarmi: ho tolto gli occhiali, sciolto i capelli e, chissà perchè, sganciato la mia collana con il ciondolo della Tour Eiffel. In quel momento mi son rivista diversa dall'ultima volta in cui l'ho fatto. Ed ho pensato alle mie cose che, per vostra fortuna, non starò qui ad elencarvi ;-)
Conoscere il proprio corpo e le sue smorfie, le sue espressioni, è un po' come prenderne possesso, sentire di appartenere ad esso anche con la nostra intimità...

                                               

Spesso mi chiedo come miliardi di esseri umani nell'antichità abbiano vissuto senza vedere la propria immagine, se non specchiandosi nell'acqua di fiumi o laghi (come l'intramontabile mito di Narciso) e in quella contenuta in vasi di terracotta oppure facendo ritrarre la propria effigie in dipinti... Ma quelle erano immagini vaghe e inattendibili, mobili, che non lasciavano spazio ad una visione d'interezza e nitidezza. 

Alcuni specchi sono stati ritrovati in tombe egizie di faraoni, anche se di dimensioni ridotte e per molto tempo questa riproduzione del proprio corpo è romasto un lusso che poteva permettersi solo un ceto sociale abbiente. 
Per fortuna anche la moda dello specchio ha subito un processo di democratizzazione che oggi ha permesso a tutti di restare -chi più, chi meno- vittima di un narcisismo spesso sfacciato, altre volte celato.
Un narcisismo direi quasi erotico, che ci spinge ad assumere pose strane, a volte buffe, davanti ad una lastra di vetro e addirittura ci porta a considerarla quasi una sorta di amante da sedurre o da cui non lasciarci cogliere disfatti o disordinati. 
Io, ad esempio, quando mi specchio, tendo a piegare la testa a destra e ad arricciare le labbra, impostata con la schiena dritta e la pancia trattenuta da un lungo respiro. 


Vogliamo vederci sensuali, voluttuosi, desiderabili , scovando tutti i trucchi o le smorfiette per essere tali. Ognuno di noi osserverà le sue lunghe gambe, i muscoli, il seno, gli occhi, i capelli appena messi in piega, la
 linea dell'abito sul proprio corpo...ognuno di noi sarà pronto ad innamorarsi un po' di se stesso come quel buffo, matto e così apparentemente lontano Narciso. 
Altre volte, però, lo specchio assume una connotazione negativa e così accade che l'immagine proiettata non ci piace, ci crea disagio, imbarazzo, desolazione. E questo sconforto colpisce non solo chi non ha spiccate doti estetiche, ma anche le donne e agli uomini più belli. In questo caso, amici miei, non è il corpo che si rifiuta, ma la nostra fragilità e le nostre paure, il mondo che abbiamo intorno, la terra che calpestiamo. 
Ci vuole coraggio ad attraversare quel vetro, più coraggio di quanto possiamo credere...perchè significa invertire i nostri ruoli nella vita, diventare spettatori di noi stessi anzichè attori, capovolgere i nostri punti di vista, ubriacarci della nostra immagine e sostenerne poi la sbornia. Senza nè aspirina nè caffè.
Così come accadde all'Alice di Lewis Carroll che, sei mesi dopo le sue avventure nel Paese delle Meraviglie, sonnecchiando su una poltrona del suo salotto, voleva sapere a tutti i costi cosa si nascondesse al di là dello specchio fino a quando non riuscì ad oltrepassarlo, dando inizio alle sue inquietanti avventure oniriche.

Eh sì, cari lettori, questa è la scena iniziale del seguito del libro 
di Alice nel Paese delle Meraviglie cui Carroll diede il titolo di Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò. 
Se Alice ci trovò fiori parlanti, animali ibridi ed insistenti personaggi della scacchiera...voi... cosa pensate di trovarci?



venerdì 14 ottobre 2011

Sigaretta da tiffany : goielli o bijoux?

123rf
Roma. Via del Babuino 118. Infilo la mano sinistra nella mia grandissima borsa. Mi cadono ombrello e giornale... il naso si arriccia in uno starnuto. Troppo buffa per questa preziosa via, poco 'composta' davanti a questa vetrina elegantissima. Trovo il mio accendino e accendo una sigaretta. 
Primo sbuffo di fumo davanti alla scritta leggendaria Tiffany & Co.

nelso.i
Tiffany è un nome che riempie la bocca di un sapore di eterno e quasi metafisico glamour. 
Per donne adulte e ragazzine parlare di Tiffany rimanda ad un Sogno, effetto di certo corroborato anche dal tributo al brand della intramontabile e conosciutissima pellicola di 'Colazione da Tiffany', con la stilosa e immortale Audrey Hepburn.

lemarichicche.blogspot.com
E' come se non ci potesse capitare nulla di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d'argento e di portafogli di coccodrillo: quasi tutte le donne, o almeno quelle più romantiche, condividono questo pensiero di Holly, ruolo interpretato nel film da Audrey.
Il rimando spontaneo, quasi imprescindibile alla pellicola del 1961 di Blake Edwards, tratto dall'omonimo romanzo di Truman Capote, lascia spazio ad una mia considerazione: 

lovepotiondesign.it

C'è una equilibrata convivenza di Gioielli e Bijoux o uno dei due 'va' più dell'altro?

Questa domanda sarebbe apparsa eretica prima dell'800, quando il gioiello aveva la 'missione' e il 'dovere' di spiattellare al mondo il proprio ceto sociale, al dito o al petto degli uomini.

 (Eh sì, i nostri maschietti vanitosi lo sono sempre stati; -)
I gioielli, che si facevano portavoce di questa virile ultrapotenza erano soprattutto il diamante (duro, limpido e brillante) e l'oro che, a differenza del primo era un 'metallo sbiadito e giallastro ma di eguale potere intellettuale poichè sottolineava come la 'mediocrità della sua sostanza contrastasse con l'ampiezza delle sue possibilità'.


foto.libero.it


anelli.it
Ancora oggi l'oro conserva il suo straordinario 'potere' (economico piuttosto che sociale) e il diamante resta quella pietra indistruttibile ed eterna, associata (furbamente) all'auspicata eternità di un sentimento... 
Ma a partire dalla fine dell'800, con l' Art Noveau e poi con l'Art Deco, comincia a salire di quotazione  il Bijoux, ovvero la tanto
 ' declassata' bigiotteria, rispettivamente con ornamenti sinuosi e naturali e con motivi decorativi stilizzati, realizzati con leghe in metallo e nichel. 
Una certa sovrabbondante eccentricità di bijoux che caratterizzò lo star system hollywoodiano degli anni '30, sarà superata nel dopoguerra con una contrastante sobrietà; fino agli  anni 60/70, quando cominciò a diffondersi anche una bigiotteria realizzata con materiali 'poveri' e di scarto come la plastica, con il legno e con metalli sempre meno preziosi... 

pourfemme.it
Il mio amatissimo Barthes affermava che, se il gioiello aveva nell'antichità un carattere teologico e aristocratico, il bijoux ne acquistò, in età moderna, uno laico e democratico, dove la discriminazione non consisteva più nel prezzo, bensì  nel gusto.
Ma quanto è vero! Il bijoux rientra più che mai in quella categoria divenuta fondamentale in un'economia del vestito, ovvero il dettaglio, un 'nonnulla' che però determina il senso di uno stile e sembra esprimere una individuale intelligenza.
(Sarà per questo che ogni qualvolta scendo le scale di casa sentendomi  insufficientemente vivace, guardo le mie dita e non trovo uno dei miei enormi anelli e, affranta da questa variante della 'sindrome di Sansone', costringo il mio corpo ad affrontare il dramma di una 'risalita'...)
Nonostante la sua declamata natura democratica, la nostra  Bigiotteria ha subìto anch'essa una suddivisione per classi: ce n'è una di 'Couture', indirizzata alle mises dell'Alta Moda, una 'di fantasia' da inserire in un look da pret a porter e infine una Bigiotteria di serie per la massa.

corrieredelmezzogiorno.ilcorriere.it
Io, a queste tre categorie, ne aggiungerei altre due: la Bigiotteria del 'fai da te', realizzabile con pochi soldi e molta fantasia e quella del 'ma guarda un po' qui in mezzo cosa c'è...', rintracciabile con poca fretta e molta fortuna in qualche insospettabile cassetto della nonna o in qualche disordinato bazar ambulante;-)
La sigaretta è finita, l'ora della colazione è passata e, poichè di Audrey  Hepburn non ho nulla (se non una stampa a casa), mi allontano dalla vetrina e decido di 'tuffarmi in un gomitolo di'...cianfrusaglie colorate!

E voi, mie care lettrici ( e anche lettori)... preferite il gioiello o il bijoux?

mercoledì 12 ottobre 2011

Cos'è per voi la Moda?.


Carissimi lettori,
chi mi conosce sa che mi occupo di Fashion Communication e che, insieme alla Letteratura, la Moda è la mia più grande passione. Eppure, benchè questo blog si chiami Fashion Break, come già vi scrissi, mi sono riproposta di non propinarvi le ultime tendenze del Fashion, bensì di comunicarvi un'idea di moda che trascenda regole e diktat e che comprenda un universo di riflessioni, eventi, immagini e propositi ad ampio raggio.
 Un cultore della moda si differenzia da una banale fashion victim semplicemente dai 'filtri' con cui analizza le proposte da cui siamo bombardati, scegliendo di accoglierne alcune, piuttosto che altre.
La moda non è banalità, ed è per questo che un semiologo e scrittore dal calibro di Roland Barthes si fermò per primo ad analizzarne con metodo il suo Sistema, con complesse ed interessantissime osservazioni sui significati sociali dell'abbigliamento e del costume.
Tuttavia noi dobbiamo imparare a darle il giusto peso, sentendoci Demiurghi della moda, plasmando il nostro stile nell'abbigliamento e nel nostro modus vivendi, con l'obiettivo di ritrovare sempre  noi stessi  in entrambi, e sempre felici.
Riviste di moda, fotografie, cortometraggi a scopo promozionale, cartelloni pubblicitari... sono degli elementi di straordinaria creatività, arte ed interesse, ma non Bibbie profane da cui attingere principi e insegnamenti ad occhi chiusi...
I danni sembrano irrilevanti, ma in realtà possono essere molto più seri: pensare di sentirsi parte di un Tutto accattivante e fascinoso e non appartenere a questo stesso 'tutto' fino in fondo provoca disorientamento, inadeguatezza, goffaggine.
Cari lettori, una parte di voi sarà costituita da ragazzi comuni, non imbalsamati in una tanto desiderata 'perfezione': io stessa che studio la Moda, indosso la taglia 44 ( poco stimata nel Fashion world), sono di media statura, non ho le unghie sempre perfettamente curate, vado al mercato, entro in una boutique solo per toccare la sartorialità degli abiti e pertanto non dispongo (mio malgrado) di quel budget sufficiente per seguire  i richiami glam più desiderabili che si levano dalle pagine favolose delle riviste che studio.




...Eppure riconosco la Mia moda in ogni cosa faccio: nel caffè che bevo, nei film che guardo la sera sul mio divano Ikea, nei libri che leggo in metro, negli anelli che appesantiscono il mio indice destro, nelle pietanze che cucino, nei luoghi che frequento... e so che, benchè influenzata inesorabilmente e felicemente dagli input esterni, questa moda è soltanto mia, nel suo miscuglio di ingredienti 'comuni' ed è per me preziosa e inimitabile.
Se la moda fa la sua promessa di una una Felicità tangibile attraverso tessuti, colori, location, viaggi, tacchi vertiginosi...noi dobbiamo ascoltarla, poi sorriderle e comprendere che Lei non mente, cambia semplicemente idea. Spesso. Vertiginosamente. Come un tornado inverte, stravolge e mixa. E nessuno riesce a starle dietro. Neanche chi crede di possederla o addirittura generarla.

sabato 8 ottobre 2011

Voglio il tuo profumo! Ombrelli, Yosh e Chanel...


Tin tin tin!
L'orologio del mio forno segnala la fine di una meravigliosa magia in cui uova, zucchero, burro, cannella, strega, farina e marmellata... diventano un magico disco dorato...
Ma quel che resta come prova di una trasformazione inconfutabilmente magica è l'odore. Un odore che sa di antico, di prezioso e materno.
Eh sì, da quando apriamo gli occhi a quando sprofondiamo la nostra guancia nel cuscino, noi seguiamo e viviamo olfattivamente una nostra geografia di odori...
Questi percorsi olfattivi  li voglio suddividere in tre categorie:

- quelli non proprio gradevoli che spesso ci offendono le narici  quando meno ce lo aspettiamo...(gli odori della metro,di  certi angoli di marciapiedi isolati dove si bivacca,  del fritto troppo fritto dei fast food, di aglio abbandonato in frigo....)




A questi, per fortuna, si aggiunge la categoria deliziosa  degli odori in cui durante il giorno 'salviamo' i nostri nasi : l' odore del caffè, del basilico, delle pagine di un libro nuovo, del fumo che proviene dai comignoli di un paese in inverno, di arancia e cannella, del bucato, dello shampoo che resta tra i capelli, della propria madre...



La terza categoria è costituita da quegli odori di per sè non piacevolissimi, ma che solamente in uno di noi o in alcune persone possono creare una sensazione di piacere: nella mia terza categoria c'è l'odore dello smalto, della benzina, della cipolla bianca che frigge, della candeggina, del sigaro cacciato dalla bocca del mio uomo...



Ma spesso abbiamo bisogno di aggrappare le nostre narici/radici a paradisi olfattivi che trascendono da quelli proposti dalla natura stessa e che qualcuno crea per noi con un bel giro di affari intorno...





E le tasche si svuotano in boccette super fashion ed extra lusso che diventano, ferme nella loro preziosa perfezione di forma, nome e colore, una chiave di lettura (spesso costretta) di messaggi pubblicitari sempre più incomprensibili.

Il profumo si inserisce così nella storia delle più importanti maison di moda come un insostituibile accessorio, importante quanto un paio di scarpe o un gioiello; emblema di questo plusvalore è Chanel n°5, il profumo più venduto al mondo, nato nel 1921 e diventato oramai emblema inscalfibile di charme e raffinata seduzione.
A Napoli, all'inizio di Via Duomo, c'è un improvvisato profumiere, che vende al prezzo di 1 euro campioncini dei più famosi profumi maschili e femminili raccolti in due ombrelli capovolti.


 Fu lì che comprai, per la prima volta, uno Chanel n° 5: fiera di sentirmi quell'elisir sulla pelle anche per pochi giorni, consegnai all'ombrellaio/ profumiere la moneta di 1 euro. Ma lui mi ammonì affermando che quel campioncino lì costava ben 50 centesimi in più. Era un campioncino tirato fuori da un ombrello rovesciato, ma era pur sempre uno Chanel;-)
Inutile dire che da quel giorno ho provato sulla mia pelle tutti i profumi del mondo, senza trovare ancora il mio preferito in assoluto.

Oggi il mercato dell'extra Lusso sembra deviare dalle scelte commerciali a favore di fragranze 'naturali' di nicchia, ancora più care che credo non siano piovute ancora negli ombrelli di Via Duomo....
E' il caso di Jean Jacques, Susanne lang, Vero e Yosh.


informazione.it


Tra questi io amo particolramnte Yosh Han, creatrice di profumi dal 1994 ad Aspen , Colorado.
Yosh entrò in una boutique dove erano esposte centinaia di bottiglie e chiese di lavorare in quel luogo, anche se non capiva bene cosa vendesse: sapeva soltanto che si sentiva 'destinata' a lavorare in quel posto...
 Il proprietario acconsentì  incredulo e incuriosito da quella strana donna e le concesse due anni di apprendistato come profumiera, anni in cui Yosh imparò a riconoscere e combinare oli essenziali ed essenze curative.
Oggi Yosh 'utilizza quegli elisir nella propria pratica moderna dll'antica arte della profumeria, creando profumi dal tocco personale in grado di ammaliare i sensi, affascinare la mente e incantare l'anima'.
E' interessante sapere che il carattere cinese Yosh significa 'fragrante, profumato'.

campomarzio70.it
Ve ne consiglio alcuni, dei suoi profumi: Sottile, U4EAHH!, Omniscient della collezione Evanescent; 'a ognuno è assegnato un valore numerico che corrisponde alla famiglia olfattiva cui appartiene e che tocca le corde dei principi energetici Chakra e della numerologia'.
















C'era una volta un mio amico che amava gli uomini con corpo e mente e la prima cosa che notava in un altro uomo era il suo profumo... io scherzosamente lo punzecchiavo accusandolo di voler fare il 'romanticone' per differenziarsi dal rude clichè del maschio etero.
E invece lui, con i suoi lunghi capelli biondi arruffati, mi spiazzò affermando che per lui il profumo era poco romanticismo, ma molto sesso.


E forse è così, amici miei: l'incontro di fragranze sulla pelle altrui può risvegliare piaceri improvvisi che lasciano scivolare al secondo posto- almeno per pochi istanti- le virtù 'corporee' dell'altro/a.
E' una corrispondenza di amorosi sensi, una mera e seducente questione di affinitità....olfattive!

Intanto è arrivato il mio lui, mi cinge le braccia attorno al collo, e mi avvicina la guancia affinchè gli conceda un bacio di 'bentornato'. Sarà l'influenza di questo articolo, ma fiondo le mie narici sulla curva del suo collo: avrò anche un raffreddore ribattezzato 'Highlander', ma so riconoscere che questo è il profumo dell'uomo della mia vita;-)

















E voi?  A quale profumo non sapete dire di no?

Postum Scriptum: è d'obbligo lasciarvi con questa canzone.....



mercoledì 21 settembre 2011

Una Vita stretta.....a denti stretti!!!

Dalla mia borsa blu elettrico tiro fuori un metro da sartina.
Così: ho voglia di farmi del male. Perchè, cari amici miei lettori, un metro - per una 'formosa' come me, spesso può essere più pericoloso di un coltello :-/

donnatuttogratis.it
Ma se le misure ideali sono 90- 60- 90... quali saranno quelle di Miss 44 forever?
Compio il rito della misurazione (anche per noi donne può essere un trauma) e il sudore permea la mia fronte, le pupille si lanciano fuori dagli occhi, le gambe sembrano sgretolarsi.
Mi affido psicologicamente alla mia miopia per giustificare un presunto errore di vista, ma in fondo, a chi prendo in giro: un miope vede benissimo da vicino :-(
Eh sì, sono proprio loro: 76 cm!!!
Esattamente 16 cm in più rispetto ad un girovita perfetto ed esattamente 16 anni in meno dalla mia vita.
Eppure credevo di non eccedere poi così tanto dallae costole in giù fino all'ombelico... Illusioni, amiche mie, illusioni.
DIETA DIETA DIETA! E mentre lo ripeto, afferro il mio pezzo di cioccolato al caramello guardando nel vuoto.
Tutta colpa di VOGUE! Di Vogue? ebbene sì... e ve lo spiego...
Erano le 8: 25. Treno affollato Ostia- Roma claudicante. Ritardo marcio. Sole in faccia. Fetore nauseabondo. Infilo le mie narici nelle pagine profumate della rivista ed incontro a pagina 84, Ethel Granger. Un nome che forse non vi dirà niente; ma se la vedeste, miei cari lettori, se la vedeste pensereste di trovarvi di fronte ad un essere fiabesco. Eccola qui: vi posto la foto di questa donna con il girovita più stretto al mondo!

da Vogue settembre 2011

Nata agli inizi del '900, ventenne si sposò con l'astronomo William Granger e da allora decise di sfidare l'anatomia del suo corpo, plasmandolo: indossò corpetti sempre più stretti mentre il marito le stringeva i lacci per ottenere i suoi incredibili 33 cm di larghezza del punto vita.
Inseguì così il sogno antico di un rimodellamento del proprio corpo per assumere l'aspetto di un'ape regina e così il suo girovita fu esaltato da corpetti preziosi creati su misura dal brand olandese J.C.Creations.

Se è vero che la virtù e il girovita stanno nel mezzo, beh, care amiche mie, è anche vero che ' melius abundare quam deficere': un rotolino moderato che si allontana dal corpo verso l'esplorazione del mondo può anche piacere a qualche santo uomo, ma quel cerchietto di corpo del diametro di una collana, beh, credo proprio di no.

woman.doki.it

Intanto il cioccolato è finito, il metro da sartina buttato nel secchio dell'indifferenziata e i miei buoni propositi stampati nella mia testa un po' intontita da misure, letture e lavoro.
Beh, amici miei, 60 cm sono davvero, ma davvero pochi, ma almeno un 70 cm esatti si possono raggiungere;-)
Almeno, se qualche creatura distratta e con la vista poco acuta dovesse chiedermi (caso fantascientifico) che misura di girovita io abbia...io potrei sempre rispondere: ''...ettanta'': pronuncia vaga, bella figura assicurata!

( Sogno di un girovita di mezza dignità ;-)

donnaeconomy.org

domenica 4 settembre 2011

L' intimo : dilemma irrisolto

eva la plume
Miei cari  lettori di Fashion Break, non preoccupatevi: nessun psicologismo da dilettante, ma solo curiose frivolezze!
Per 'Intimo' intendo la biancheria intima maschile e femminile: quegli indumenti nascosti ( non sempre, purtroppo) che sembrano anch'essi dettare regole  e tendenze.
E' un argomento che concerne maschietti e femminucce, anche se, nel caso maschile, la situazione non risulta complessa più di tanto.
Voi uomini potete scegliere sostanzialmente tra slip, boxer (larghi o aderenti), tanga ( spero lo indossino solo gli spogliarellisti buffi) e canottiera.
Il 70%circa delle donne che ho intervistato preferisce l'uomo in boxer stretti, a sfavore di slip striminziti:-)

Il colore e la fantasia dell'intimo maschile sembrano però piuttosto rilevanti: no a cuoricini, fiori e clown (anche se alcune linee di abbigliamento intimo li hanno proposti:-/) e No a colori shocking e al bianco che sembra essere considerato straordinariamnete uno dei colori più sfacciati  e meno virili.




Ma attenzione, amici miei, comprate anche mutande di marchi sconosciuti o con scritte di autoaffermazione d'identità maschile come ' Uomo', ma non azzardatevi, vi prego, a mostrare gli elasticozzi del vostro intimo fuori dai pantaloni, anche se dovessero essere D&G, Armani ect.. (in questo caso dimostrereste sicuramente che di firmato avete solo le mutande;-)
E poi...arriviamo alla donna. Si scatena l'inferno: slip, culotte, tanga, perizoma, guepiere, body intimo e reggiseno. Troppo facile dire solo 'reggiseno': questo può essere a balconcino, a fascia, con o senza ferretto, con bretelle trasparenti e....IMBOTTITO...
Il Santissimo Reggiseno Imbottito che ha miracolato milioni di 'diversamente maggiorate' non fiere della comodità della loro coppa ridotta.


Spesso è stato soppiantato dai 'pesciolini' di silicone, corpi esterni introdotti in un normale reggiseno per aumentare il volume del proprio decoltè. Per la serie : toglietemi tutto, ma non il reggiseno!
Anche e soprattutto per le donne, fantasie e colori da scegliere per il proprio intimo ce ne sono a volontà: bianco (fintamente pudico), nero (sempre aggressivo), leopardato, zebrato, a pois, di pizzo, di velo trasparente effetto nudo e poi coloratissimi.
Essere schiave anche della moda dell'intimo è decisamente diabolico, però, mie care amiche, ci sono dei piccolissimi accorgimenti che più che fashion sarebbero decenti:
- evitare perizoma o mutanda nera sotto pantaloni o gonne bianchi: horribile visu, anche per un uomo!
- evitiamo mutande con cuciture evidenti sotto pantaloni o vestiti attillati.
- se avete un seno abbondante e naturale, non sfidate la forza di gravità indossando reggiseni a fascia o con bretelle trasparenti sotto abitini o top sprovvisti di bretelle. Non fanno per voi: lasciate questo lusso a seni più contenuti!
-se indossate pantaloni a vita bassa, state attente a non mostrare a chi sta accanto il nostro perizoma

hoana blog

- benchè  spesso anche donne dello spettacolo che dicono o credono di far tendenza ( la signora Ventura docet) ci propinano ganci di reggiseno che fuoriescono da abiti con profonde scollature sulla schiena, evitare di metterli in bella mostra credo sia la scelta più ortodossa.

E poi... il dilemma dell'intimo come strumento di seduzione: noi donne ci

 affanniamo a rinunciare alla comodità
 ( necessaria) per l'estetica assillante della nostra biancheria. Perchè? per essere impeccabili agli occhi del nostro uomo, anche senza vestiti.

La scena del capolavoro Ieri, oggi e domani in cui la splendida Sofia Loren  lascia cadere sensuale i suoi vestiti davanti agli occhi rapiti di Marcello Matroianni è l'apoteosi di questa teoria di seduzione... anche se stiamo parlando di un corpo intramontabile che sarebbe stato sensuale anche con mutandoni e canotte extra large! Il corpo della donna, costretto in un'esile lingerie di gusto, non passa certo inosservato e quasi sempre ottiene l'effetto desiderato (che è costato non poco, credetemi!).


Però questa non è una regola assoluta, succede anche che gli uomini non restino necessariamente ammaliati da pizzo e guepiere perchè non così attenti a queste 'finezze' di stile.
Amiche mie, non vi consiglio di trascurare la vostra intimità con gambaletti e mutandoni della nonna, ma non date per scontato la pazienza maschile nei momenti più calienti...
Forse tendiamo a sopravvalutarli troppo: molto spesso non si fermano alla vostra mise intima, ma vanno oltre ...
Sì, dobbiamo ammetterlo, almeno in questo, per una volta, non si fermano alle apparenze e non sono poi così tanto superficiali .
;-)

E poichè siamo in tema di seduzione..... beccatevi questa!